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Imparare dagli errori, guardare al futuro
23 Dicembre '09
Riflessioni per un nuovo percorso politico.

Mi rivolgo con questo documento, innanzitutto, alle democratiche ed ai democratici con i quali ho condiviso un comune percorso politico partito nel 2003 con Progetto Sardegna, proseguito con la vittoria alla regionali del 2004, il sostegno convinto alla Giunta Soru, l’ingresso nel Partito Democratico, l’adesione alla mozione Franceschini/Barracciu nel Congresso del partito appena concluso.  

Ma credo che un’analisi dell’esperienza di governo del centro sinistra e la responsabilità di mettere a fuoco un nuovo percorso politico per il Partito Democratico ed il fronte progressista, debba abbracciare tutto il partito ed, in particolare, la generazione politica che sarà chiamata a nuove e crescenti responsabilità nei prossimi anni.

In tutte le esperienze politiche, così come nella nostra vita personale, ci sono momenti in cui siamo chiamati a riflettere, in cui abbiamo il dovere di confrontarci non solo con le speranze e le aspettative che abbiamo suscitato, ma anche con i risultati che le nostre azioni hanno prodotto.

Io non voglio sottrarmi a questa responsabilità.  Lo faccio oggi e non ieri, oggi e non domani perché si è appena conclusa la competizione congressuale interna al partito e non ci sono  elezioni  in vista, prima delle amministrative del prossimo mese di maggio.

Dobbiamo prendere atto che si è chiusa una lunga fase del nostro impegno politico.  Un nuovo percorso non potrà essere tracciato che partendo da una riflessione approfondita a cui tutti siamo chiamati a contribuire.

La sconfitta subita alle elezioni regionali ha interrotto il vasto progetto di trasformazione culturale, economica e sociale della Sardegna di cui molti di noi, a partire dall’elaborazione del programma di governo avviato nel 2003, sono stati protagonisti attivi.  Alle riforme coraggiose ed innovative che abbiamo prodotto dal 2004 al 2008, si sostituisce oggi la tracotanza della Giunta Cappellacci che non si fa scrupoli, pur di saldare le proprie cambiali elettorali, di spostare l’orologio della politica regionale molto più indietro di dove abbiamo iniziato nel 2003.  

Questo accade in tema di paesaggio con le deregolamentazioni prodotte dal finto Piano Casa a rischio di illegittimità costituzionale per i milioni di metri cubi di nuove lottizzazioni che minaccia di riversare sulle coste; di formazione professionale con 100 milioni di euro che vengono sottratti alla scuola pubblica per rimettere in moto un apparato slegato da un preciso obiettivo di sviluppo economico e sociale; di salute, dove crescono i fondi per la sanità privata, si smantellano le ASL e moltiplicano le aziende ospedaliere senza offrire una preventiva valutazione sociale ed economica dell’impatto di una legge di riforma frettolosa mai discussa nella Commissione sanità del Consiglio regionale.  

Una riforma, questa, approvata come emendamento ad un emendamento della legge regionale n. 3 del 7 agosto 2009 al solo scopo di sostituire con Commissari di propria fiducia i Direttori Generali delle ASL.  In sintesi, una operazione di lottizzazione politica in grande stile camuffata da riforma sanitaria.

La sconfitta nelle primarie del Partito Democratico, non ha avuto solo la conseguenza di mettere in discussione il modello di partito proposto dalla mozione Barracciu - le primarie, l’importanza del coinvolgimento degli elettori nelle scelte fondamentali, i limiti di mandato,  il rinnovamento generazionale – ma ha determinato un rischio  più grande: che la voglia diffusa di superare le lacerazioni che si sono prodotte nel partito negli ultimi due anni, il fastidio e l’imbarazzo per i lunghi mesi di commissariamento, la nettezza non prevista della sconfitta elettorale nelle regionali, provochino, più o meno consapevolmente, una rivisitazione minimalista del valore e del significato delle riforme portate avanti tra il 2004 e il 2008.

Ci sono, da questo punto di vista, segnali preoccupanti.  Uno su tutti, l’assenza di riferimenti alla esperienza di governo della Giunta Soru nella relazione programmatica del neo-eletto segretario Silvio Lai alla prima assemblea regionale del Partito Democratico Sardo svoltasi ad Ala Birdi il 13 novembre 2009.

Quando si perde si può scegliere la strada dell’analisi consolatoria che assegna ad altri o a fattori esterni ed indipendenti dalla nostra volontà, le maggiori responsabilità della sconfitta.  Nel caso delle elezioni del febbraio del 2009, spiccano per numero di citazioni, il vento di centro destra preannunciato dal voto politico nazionale dell’aprile del  2008 e dal voto alle regionali in Abruzzo, la ridotta mobilitazione e la probabile sollecitazione alla pratica del voto disgiunto di settori del nostro stesso partito, la negativa influenza dei media regionali e nazionali.

Oppure ci si sforza, dopo la sconfitta, di analizzarne le cause riconducibili agli errori e ai limiti che noi stessi possiamo aver palesato.  Sono convinto che questo esercizio di autocritica sia fondamentale.  Le sconfitte diventano seme per future vittorie solo se si accetta di comprenderne a fondo le ragioni e solo se tra le ragioni ce ne sono alcune riconducibili ai nostri comportamenti.

Se riteniamo di non avere commesso errori il risultato è destinato a ripetersi perché risulta indipendente dalla nostra volontà, dalle nostre capacità.  Così facendo affidiamo, magari inconsapevolmente, il nostro destino ed i nostri progetti nelle mani di altri che si chiamino Berlusconi,  i contrasti nel PD, gli alleati nella coalizione, il sindacato, gli enti di formazione, le cliniche private, i costruttori, o semplicemente il fato.

Solo nei nostri errori si cela la speranza.  Solo se diventiamo consapevoli dei nostri errori saremo in grado di modificare i nostri comportamenti, le nostre azioni politiche e potremo coltivare, fino in fondo, la speranza di raccogliere in futuro un risultato diverso.  Per farlo, davvero, dobbiamo smettere di parlare degli errori degli altri e avere il coraggio di guardare fino in fondo ai nostri personali comportamenti politici.

Io stesso mi rendo conto di aver commesso almeno tre errori di valutazione in questi anni.

Il primo errore è di aver pensato che il cambiamento e l’innovazione politica, la necessaria discontinuità nei vecchi metodi clientelari di gestione del potere, potesse fare a meno di un alto livello di coesione, intorno alle nostre riforme, sia nella società che dentro il sistema politico.  E’ un errore avere pensato che si potesse procedere a colpi di riforme radicali in maniera frettolosa e scarsamente partecipata.  In molti casi si trattava solo della necessità di spiegare meglio, di creare condivisione e partecipazione attraverso un processo che non poteva partire solo dall’alto.  Il mondo è complesso, la società è complessa.  

Si può procedere anche per strappi, ma questi vanno accompagnati a momenti in cui si privilegia la ricucitura, anche al solo scopo di allargare il senso di condivisione, di paternità di riforme che toccano interessi vivi e consolidati.  Mi chiedo, per esempio, se in materie come la sanità o il piano paesaggistico avrei, io stesso, potuto contribuire ad evitare qualche forzatura, favorendo una maggior condivisione e proponendo qualche ragionevole compromesso.

Il secondo errore è aver accettato di combattere troppe battaglie non necessarie, il cui esito, con gli occhi di oggi, poteva apparire scontato.  L’esempio è la candidatura di Renato Soru a segretario regionale del PD nell’ottobre del 2007. In quella circostanza ritengo di non aver sufficientemente contribuito a modificare quella decisione.  Tutti i rischi di quella competizione erano sotto i nostri occhi.  Non c’era in ballo la guida del Partito Democratico, ma un vero e proprio referendum sul Presidente Soru, come aveva ben compreso il centro destra che non ha esitato, infatti, a determinarne, almeno in parte,  il risultato.

Ma quella competizione ha anche alimentato la sensazione di un Presidente accentratore insofferente ad ogni forma di controllo e di bilanciamento di poteri.  Una immagine certamente alterata ed eccessiva, ma che era prevedibile fosse trasmessa all’opinione pubblica dall’aspra competizione congressuale contribuendo a spostare la discussione politica dal merito delle riforme alle caratteristiche della leadership del nostro Presidente.

Il terzo errore è aver pensato che alla fine i fatti ci avrebbero dato ragione e che fosse sufficiente fare bene per essere capiti dai cittadini.  Errore reso più grave dalla consapevolezza di una informazione assai carente e spesso distorta della nostra azione di governo.  Abbiamo pensato che si potesse fare a meno del ruolo di cerniera con la società dei partiti, del sindacato, delle associazioni, del sistema degli enti locali, degli stessi mass media.  Abbiamo sopravvalutato le nostre capacità fino alla decisione finale sul voto anticipato alle elezioni regionali, nella speranza che in 40 giorni si potesse recuperare quel rapporto con i cittadini non sufficientemente coltivato nei precedenti 4 anni.

Un peccato che è stato definito di superbia di cui mi faccio carico per la mia parte e che sarebbe riduttivo attribuire solo a Renato Soru. In tanti con ruoli di rilievo nel partito, nella nostra maggioranza e nella sua Giunta hanno ritenuto che alla fine, nonostante tutte le difficoltà dentro il partito e dentro la nostra coalizione, il giudizio popolare ci avrebbe, comunque, premiato.

Ma tutto questo appartiene a ieri.  Oggi siamo chiamati a riscoprire le ragioni del nostro impegno per il domani.

Per molti di noi non è una domanda né semplice, né banale. Lo stesso Soru non ha, probabilmente, ancora deciso come e se proseguire il suo impegno politico.  Certamente la sua popolarità rimane alta e l’inconcludenza e debolezza della Giunta Cappellacci contribuirà a mantenerla viva.

Soru potrebbe decidere, come in questa fase, di continuare a privilegiare la partecipazione ad assemblee pubbliche rispetto alla presenza nelle istituzioni o negli organismi di partito.  Farsi promotore di una attività di promozione più culturale che politica, un’attività di natura quasi pedagogica sul significato e valore delle riforme avviate negli anni della sua Giunta.  Certamente un ruolo nobile ed importante, ma slegato dalla contingenza politica dei prossimi anni.

Oppure, anche se è meno probabile, Soru potrebbe tra 4 anni candidarsi nuovamente alla guida della Regione.  In questo caso, se non dovessero essere sanate le lacerazioni del passato, si rischierebbe di produrre un nuovo scontro a tutto campo all’interno del centro sinistra con la possibile conseguenza di rimettere in gioco persino un centro destra indebolito dalla pochezza della sua attività di governo.  

Ma è proprio la difficoltà di prevedere gli scenari futuri a rendere indispensabile una riflessione personale delle ragioni del nostro impegno politico.

Nel nuovo percorso dobbiamo portare con noi le idee, i progetti che hanno animato in noi, negli anni appena trascorsi, la voglia e la speranza di contribuire a trasformare la nostra società sarda.  Ma dobbiamo portare con noi anche la consapevolezza degli errori commessi, ed evitare di dare per scontato che sarà facile battere il centro destra anche quando ci appare, come in Sardegna, povero di idee, incline al populismo, affannato a tenere in piedi una coalizione che appare unita più da una spartizione del potere che da un progetto comune.

Rimane da definire in maniera più precisa il nostro impegno dei prossimi mesi.

Dovremo impegnarci, innanzitutto, perché all’interno del nostro partito si rafforzi il dialogo ed il riconoscimento reciproco nella diversità di idee e posizioni.  Da questo punto di vista sarebbe utile che gli schieramenti congressuali - che ci hanno visto competere per la guida del partito - non si cristallizzino dentro il PD per poter essere superati da un dibattito serio ed approfondito sulle idee e sulle proposte con le quali rappresentare per i cittadini sardi una alternativa culturale e valoriale credibile al centro destra.

Auspico che non ci sia nessuno nel nostro partito che decida di stare alla finestra, di non assumersi responsabilità nella gestione del partito, di scommettere non sul rafforzamento, ma sull’indebolimento del Partito Democratico Sardo.  E’ uno scenario da evitare come è da evitare la tentazione opposta da parte della maggioranza alla guida del partito: quella di far valere i rapporti di forza congressuali sempre e comunque.

Negli ultimi due anni il Partito Democratico ha speso l’80% del proprio tempo, delle proprie risorse e delle proprie energie nella definizione dei propri equilibri interni, non più del 20% a spiegare la propria visione della società ai sardi.

E’ ora di ribaltare le priorità del nostro impegno.  Perseverare nelle divisioni sarebbe insopportabile agli occhi dei sardi e degli italiani che ci chiedono di parlare ed affrontare i loro problemi non i nostri, di smettere di discutere al nostro interno e di essere più presenti ed incisivi nella nostra capacità di fare opposizione ad una Giunta regionale e a un Governo che appaiono impegnati a difendere interessi particolari piuttosto che inclini a dare risposte alle insicurezze ed ai nuovi bisogni collettivi che emergono da uno scenario economico internazionale in profonda trasformazione.

La conclusione del Congresso in Sardegna deve rappresentare l’occasione per proiettarci all’esterno, per rafforzare a partire dai Circoli la nostra attività politica a tutti i livelli, la nostra presenza nella società, la nostra presenza con e tra la gente.

Per questo credo sia una priorità per ognuno di noi impegnarci nella vita di partito per superare le divisioni, non per crearne di nuove.  Sono convinto ci sia spazio per sdoganare le idee sviluppate in questi anni se sottratte alla strumentalizzazione del dibattito pro o contro Soru, pro o contro chiunque altro.  Ritengo ci sia la possibilità di dare un contributo originale soprattutto nella capacità di essere inclusivi creando occasioni di condivisione e sforzandoci di tirare fuori il meglio da tutte le persone che partecipano alla vita del nostro partito.  

Il  Partito Democratico, che ci piaccia o no, rimane lo strumento decisivo per contribuire alla trasformazione della società sarda.  La diversità di opinioni, di estrazione culturale, persino gli atteggiamenti e gli stili personali presenti nel nostro Partito, sono una grande ricchezza perché affrontandole ci addestriamo, all’interno di un quadro di regole e di valori condiviso, a gestire la complessità del mondo che ci circonda.

Dobbiamo impegnarci insieme nella elaborazione politica, uscire dalla retorica dei facili slogan o dalla riproposizione automatica di quanto fatto in passato.  Ci sono temi come l’acqua, l’energia, il paesaggio che vanno salvaguardati come beni comuni, indisponibili per la speculazione privata, sui quali il centro destra appare in grave ritardo di proposte.  C’è il tema della scuola, della università, della formazione, del welfare dove dobbiamo preparaci ad un confronto duro tra modelli contrapposti.

Dobbiamo contribuire a far crescere una nuova generazione politica la cui attenzione si è risvegliata in questi anni, ma che ha bisogno di sostegno per trovare spazio e ruolo sia nelle aree urbane che nei territori della nostra provincia.

Dobbiamo partecipare attivamente negli organismi di partito, animare i forum tematici, innervare il dibattito interno con proposte di attività e programmi.  Dobbiamo contribuire ad esprimere candidature di alto profilo alle elezioni amministrative.  In generale, dobbiamo rafforzare e caratterizzare la nostra presenza nel partito con proposte di qualità.  

Su tutto questo è necessario riflettere per riscrivere insieme le ragioni del nostro impegno per i prossimi anni.  Si è interrotto un cammino.  Dobbiamo riprenderne un altro dove porteremo dentro il Partito Democratico sardo e nella società sarda, i nostri valori, le nostre idee ed i nostri progetti, ma anche tutta l'esperienza e la consapevolezza delle difficoltà incontrate in questi anni.  

Sentiamo forte la responsabilità di continuare a lottare per dare una risposta ai bisogni delle tante persone colpite direttamente dagli effetti di una crisi economica che ha radici lontane, ma colpisce vicino.  Vogliamo, in definitiva, continuare a lavorare per una Sardegna migliore all’altezza delle aspirazioni e delle potenzialità dei sardi di oggi e di quelli di domani.

Chicco Porcu
23 dicembre ’09

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Nota di risposta ai commenti ( scritta il 29 dicembre 2009)

Sintetizzo in poche battute la prospettiva che si sforza di tracciare questo documento.

1. Continuare a portare avanti il nostro progetto di cambiamento della società sarda con lo strumento che abbiamo oggi cioé il PD.
2. Non stare alla finestra, ma partecipare alla vita del PD criticando, formulando proposte, assumendoci responsabilità.
3. Utilizzare le esperienze passate per migliorare la nostra efficacia.
4. Spendere più energie per battere il centro destra e meno per combatterci dentro il centro sinistra.  Ricordarci che senza un PD forte e coeso Berlusconi continuerà a vincere
5. Tornare a parlare di politiche pubbliche, di lavoro, di energia, di ambiente e meno di congressi.

Ecco il punto di partenza ed anche di arrivo della mie riflessioni.
Pazienza per qualche commento fuori luogo, sono felice per quelli che hanno colto l'invito a riflettere e a rinnovare il nostro impegno.
 Grazie comunque a tutti, cp  
di Chicco Porcu

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I commenti:
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giorgio g
Lunedì 25 Gennaio 2010, 09:03:20
non trovo posto migliore di questo per fare i complimenti al PD pugliese, che ha presentato un candidato alle primarie che è stato stracciato da Vendola (73% dei voti). solita sensibilità di chi sta ai piani alti del PD .... e la cosa mi riporta a queste parti...
saluti g
beniamino
Lunedì 11 Gennaio 2010, 15:10:17
Condivido le parole di Andrea Scano come dimostra il mio intervento del 23 dicembre.
Purtroppo la politica somiglia sempre più ad un campionato di calcio, dove la squadra del cuore non si cambia, e qualcuno ci ha pure fondato su un partito con tanto di inno italiano e tanta pubblicità.
Perchè ha capito, da gran venditore quale ha dimostrato di essere, che la maggioranza del popolo italiano ha poca voglia di pensare, legge poco, beve molto, e sopratutto partecipa poco, non approfondisce, è superficiale.
Terreno spianato al granduomo fac-totum onnipotente sia di destra che di sinistra. Meglio se proviene da successi economici comprovati, anche se non trasparentissimi.
Del resto anche Benito lo aveva capito e non lo nascondeva affatto.
E' infatti sua la frase: - "come si fa a non essere dei dittatori con un popolo di servitori come quello italiano"?
Lode e gloria ha chi ha coraggio di portare avanti idee giuste senza aver paura di cambiare compagni di viaggio o squadre di calcio.
Fiorenzo
Giovedì 07 Gennaio 2010, 21:35:15
Battute a parte, credo che in questo sito si stia invertendo la tendenza degli scorsi 5 anni che vedeva pro e contro Soru; in questo caso a parti invertite, appunto. Non credo sia questo il pensiero di Chicco, ovvero di essere un novello Maninchedda o Pigliaru o Dessì. La posizione che Chicco ha cercato di esprimere è un po' più complicata, come tenta di spiegare Andrea Scano. Ora le semplificazioni pro e contro Soru e spacciare Chicco per un pentito è una semplificazione che rende un cattivo servizio alla realtà. Provo anch'io a semplificare, visto che oggi pochi si prendono la briga di riflettere. Soru e Chicco puntano agli stessi obbiettivi, ma in questo momento divergono non nelle idee ma nella strategia. Soru (i fatti lo dicono) sta lavorando in una posizione defilata rispetto al PD; Chicco sta cercando di raggiungere gli stessi obbiettivi stando dentro il PD. E' abbastanza semplice?
fiorenzo
Giovedì 07 Gennaio 2010, 18:17:21
il guaio è che alla fine dobbiamo votare gli uomini e non le idee
Marco B.
Giovedì 07 Gennaio 2010, 14:18:55
Lucia, salto della quaglia rispetto a cosa? Rispetto alle idee e al Progetto? No di certo.
Ripeto: Don't follow leaders cantava Bob Dylan. Duri a morire i totem in Sardegna, il popolo li segue come se fossero il messia. Ma un Uomo, per quanto capace e brillante sia, non è l'Idea, è solo uno strumento per portarla avanti.
lucia
Mercoledì 06 Gennaio 2010, 21:46:44
imparare dagli errori,guardare al futuro e eseguire un impeccabile salto della quaglia!Auguri
Fortza Paris
Mercoledì 06 Gennaio 2010, 19:43:07
Si perché si ascolta e non si sente, bisogna esprimere le cose in poche parole, si leggono i libri, pagine e pagine per dire che cosa, quando bastava dire: "sono ancora con Soru o se volete con quel tipo di politica per abbattere i cardinali e fare un vero partito democratico e non la somma delle vechie cariatidi". Il pd così come è messo adesso è un pdl senza la elle.
Marco B.
Mercoledì 06 Gennaio 2010, 16:55:35
Lungo? Forse non siamo più abituati a leggere, ma solo ad ascoltare i "leader".
Don't follow leaders cantava Bob Dylan: duri a morire i totem in Sardegna, il popolo li segue come se fossero il messia. Difficile ragionare con la propria testa; scomodi i documenti che sollevano dubbi, mettono in crisi certezze mediatiche.
Ne riparleremo tra qualche anno, quando forse avremo capito che le idee sono più forti di chi prova ad incarnarle e che gli ideali sopravvivono alle persone fisiche.
Fortza Paris
Mercoledì 06 Gennaio 2010, 09:43:52
Così lungo che sembra il programma di Prodi, alla lunga uno si addormenta e si chiede a che serve tutto ciò?
Andrea Scano
Martedì 05 Gennaio 2010, 22:59:02
Aggiungerei che in un precedente commento ho provato a porre delle domande, per concentrare l'attenzione proprio sui contenuti, sul merito delle proposte. Non ho visto risposte.
Aggiungo che forse qualcuno si è innamorato pazzamente di un simbolo, e non ne vuole sapere di metterlo in discussione. Mi sembra tutto un fenomeno più emotivo che razionale...

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