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PD Sardegna: Cambiamenti climatici ed Energie Rinnovabili
9 Febbraio '11, mercoledì
POLITICHE PER LA PREVENZIONE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI, L’EFFICIENZA ENERGETICA E LE ENERGIE RINNOVABILI: UN’OPPORTUNITA’ ECONOMICA, SOCIALE ED AMBIENTALE PER LA SARDEGNA.


Documento preparato da Chicco Porcu per incontro interistituzionale del 20 maggio 2010
 

LO SCENARIO EUROPEO E NAZIONALE.

L’Unione Europea ha recentemente emanato una serie di direttive note come “Pacchetto Clima” (vedi in particolare la Direttiva 2009/28/CE del 23 aprile 2009) che aggiornano le politiche comunitarie in materia di efficienza energetica ed energie rinnovabili e rafforzano le prospettive di attuazione degli accordi a livello internazionale (Protocollo di Kyoto e accordi internazionali seguenti) per il contenimento della CO2 in quanto gas climalterante.

Il Pacchetto Clima propone un modello basato su principi di efficienza, condivisione, sostenibilità sociale, ambientale ed economica.

L’obiettivo di riduzione dei gas ad effetto serra viene perseguito con un insieme di misure che puntano congiuntamente al maggior ricorso alle energie rinnovabili e all’aumento dell’efficienza energetica per diminuire i consumi.

Le direttive del Pacchetto Clima fissano gli obiettivi complessivi a livello comunitario, da raggiungere entro il 2020, prendendo come base di calcolo il 2005.

Entro il 2020 è stato fissato un obiettivo obbligatorio del 20% di energia da fonti rinnovabili sul consumo totale di energia dell’UE e del miglioramento del 20% dell’efficienza energetica da raggiungere prevalentemente attraverso specifiche azioni dirette alla predisposizione:
-        un Piano di Sviluppo delle Energie Rinnovabili;
-        un Piano di Sviluppo della Cogenerazione dei sistemi produttivi;
-        un Piano di Sviluppo di nuovi modelli di Generazione e Distribuzione dell’energia elettrica – Smart Grid – anche attraverso il Piano di potenziamento della ricerca e sviluppo;
-        un Piano della Mobilità Sostenibile con la promozione della mobilità elettrica sia collettiva che individuale;
-        Piano di Risanamento Energetico degli edifici sia pubblici che privati.

In tal senso molte regioni europee e in Francia lo Stato hanno predisposto importanti progetti di riqualificazione energetica degli edifici pubblici e progetti di promozione della mobilità elettrica (Francia, Danimarca, Svezia e Germania).

Il Pacchetto Clima stabilisce obiettivi differenziati per i singoli stati tenendo conto del punto di partenza rispetto al 2005.  L’Italia si è impegnata entro il 2020 ad abbattere i propri livelli di emissioni di gas a effetto serra del 13% rispetto al 2005 ed a coprire con una quota del 17% da fonti rinnovabili i propri consumi di energia.

Sarebbe sbagliato vedere il Pacchetto Clima come una direttiva che si limita a recepire gli accordi internazionali in tema di cambiamenti climatici.

Il Pacchetto Clima è un’azione strategica di vasto respiro attraverso la quale l’Unione Europea intende candidarsi come attore protagonista della “green economy” trasformando la necessità di riduzione delle emissioni dei gas climalteranti, in un’opportunità per promuovere una maggiore sicurezza negli approvvigionamenti energetici, l’innovazione tecnologica e lo sviluppo economico con la creazione di posti di lavoro in particolare nelle zone rurali ed isolate.

La necessità imprescindibile di implementare un nuovo modello di consumo energetico viene unanimemente considerata come un’opportunità per far ripartire in maniera duratura l’economia internazionale fortemente colpita dalla crisi finanziaria ed economica che partita dagli Stati Uniti si è propagata rapidamente nel resto del mondo.

Non a caso gli ultimi mesi hanno visto le principali aree economiche mondiali (Europa, Stati Uniti, Asia) mettere a punto impegnativi piani di sviluppo nel settore dell’energia.  La Cina programma investimenti pari a 300 miliardi di euro nei prossimi 10 anni, gli Stati Uniti per 120 miliardi di euro, l’India per 40 miliardi di euro.

L’UE, attraverso la Commissione Azioni per il Clima, prevede misure pari a 9,3 miliardi di euro fino al 2013 a cui si sommano gli interventi previsti dai singoli stati nazionali.

Inoltre l’UE sta predisponendo il Piano di Mobilità Elettrica che prevede l’attivazione di investimenti sia pubblici che privati per circa 20 miliardi di euro da qui al 2020.

Tra i Paesi aderenti all’Unione Europea sono stati particolarmente attivi in questa fase i Paesi del Nord Europa (Scandinavia, Danimarca, Olanda, Germania, Regno Unito).

L’Italia negli ultimi anni, pur aderendo alle singole Direttive specifiche (vedi D. Lgs. 29/12/03 n. 387, relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità), è riuscita solo in parte a cogliere le potenzialità insite in questo progetto strategico. Tutto ciò ha favorito un approccio prevalentemente speculativo, come la corsa ai grandi impianti eolici e fotovoltaici nel settore delle rinnovabili, per intercettare la notevole mole di incentivi statali.

LO SCENARIO REGIONALE

La politica regionale ha dibattuto in questi anni il tema della localizzazione degli impianti, alcuni come i grandi impianti eolici con notevole occupazione di superficie ed impatto paesaggistico, e della possibilità di legare la produzione di energie rinnovabili con il rafforzamento del tessuto economico regionale.

In maniera molto marginale sono stati considerati come parte integrante della discussione sui cambiamenti climatici i programmi per la mobilità delle persone ed il risanamento energetico degli edifici, cui va attribuita una quota tra il 40 ed il 50% di tutti i consumi energetici.

Attualmente la regione Sardegna ospita sul proprio territorio impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per una potenza installata di circa 950 MW, con una produzione di energia elettrica stimata pari a 1,150 GWh.

Altri impianti eolici pari a 550 MW (compresi quelli della Portovesme Srl) sono in corso d’installazione (dati della Giunta regionale).

Della potenza installata 450 MW sono impianti eolici, 450 MW idroelettrici, una quota marginali da da tutte le altre fonti rinnovabili compreso il fotovoltaico (15 MW).

Trascurando la componente legata all’energia idroelettrica, si calcola che di questa potenza installata solo il 3-4% è stato promosso dalle utenze sarde utilizzatrici (famiglie, agricoltura, industria e servizi).

Il valore degli incentivi statali (al netto del valore dell’energia prodotto sul mercato elettrico) erogati per questi impianti è pari oggi a circa 150 milioni di Euro all’anno.

Al questa cifra si arriva considerando circa 1700 ore annue di utilizzo effettivo (come da calcoli statistici su irraggiamento e ventosità dei siti) e una incentivazione media di 200 Euro per ogni  MWh di energia prodotta da fonti rinnovabili.  Un livello di incentivazione molto consistente che consente un ammortamento degli impianti in soli 7-8 anni e ritorni sull’investimento molti consistenti e pari al 13-15% annui.

Di questi 150 milioni di incentivi rimangono al sistema economico sardo:
·        il 3-4% relativo alla produzione di energia elettrica realizzati da utenze sarde, essenzialmente quelli piccoli e medi sotto 1 MW di potenza installata,
·        il 3-4% riconosciuti, sottoforma di affitti o di royalties ai comuni o a singoli privati, dalle società che hanno installato i grandi impianti.

In altri termini, il 50% delle ricadute economiche deriva dal 3% degli impianti, ovvero quelli piccoli e distribuiti sul territorio.

Queste semplici considerazioni dovrebbero già di rappresentare una guida per le politiche regionali.  I piccoli impianti, sotto il 1 MW, sono quelli da promuovere ed incentivare perché per le ridotte dimensioni ed il basso impatto paesaggistico, per gli investimenti contenuti, per la distribuzione sul territorio, non si prestano a manovre speculative di grandi gruppi d’affari, ma consentono positive, ampie e distribuite ricadute economiche ed occupazionali sul territorio.

I piccoli impianti sotto 1 MW possono rappresentare un modo importante per integrare il reddito delle piccole imprese agricole, artigiane ed industriali.

E’ utile ricordare che gli incentivi alle fonti rinnovabili non sono coperti da una voce del Bilancio dello Stato, ma fanno riferimento a un Fondo nazionale “parafiscale” istituito 18 anni fa per legge, i cui versamenti fanno riferimento alla componente A3 della bolletta elettrica.

Gli utenti sardi, in questi 18 anni, hanno contribuito al Fondo per un importo stimato tra 1 e 1,2 miliardi di euro, fatto che rende politicamente e socialmente ancora più forte, per i cittadini e per le imprese sarde, la richiesta di poter beneficiare in misura elevata del sistema degli incentivi statali per le energie rinnovabili quale strumento di sostegno al reddito d’impresa e dell’occupazione in particolare nelle zone rurali.

Il Governo fino ad oggi non ha posto limiti, se non quellI determinati per motivi di sicurezza da Terna il gestore della rete elettrica, né stabilito quote minime di produzione elettrica da Fonti di Energia Rinnovabili (FER) per le singole regioni.

In linea teorica è del tutto possibile che 3 o 4 regioni, si trovino a farsi carico dell’intero quota italiana, rimanendo spettatrici dell’estrazione di sole e vento dal proprio territorio e senza benefici economici apprezzabili per il proprio territorio.

Considerando l’obiettivo vincolante per lo Stato italiano di coprire entro il 2020, il 17% dei consumi energetici nazionali da energie rinnovabili e il livello attuale dei consumi elettrici in Sardegna oscillante tra gli 11.000 e i 12.000 GWh, è possibile calcolare in in circa 2000-2500 GW la quota di produzione di energia elettrica da FER attribuibili alla Sardegna.  

Questo implicherebbe una quota residua di potenza installabile da fonti rinnovabili tra i 700 e 800 MW.  Considerando gli impianti eolici in corso d’installazione la Sardegna ha, quindi, già saturato, con i soli grandi impianti, la propria quota teorica di energia consumata da fonti rinnovabili.

Questo non comporta ovviamente il fatto che la regione Sardegna non possa ospitare potenze installate da rinnovabili superiori a questo tetto-obiettivo, ma sembrerebbe logico, in un’ottica federale che il Governo affronti il problema all’interno il Piano Nazionale di Azione sull’Energia attribuendo le quote alle singole regioni.

In tale ottica, una volta definite e attribuite le quote alle singole regioni, la Regione Sardegna, anche in una logica federale, potrà sottoscrivere accordi con le regioni italiane con minori vantaggi dal punto di vista delle rinnovabili, per condividerne i benefici, così come previsto dal “D.D.L. 1781-B Comunitaria 2009. Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità Europee” ––  approvato definitivamente senza modifiche al Senato il 12 maggio 2010, in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e dai lavori della Commissione Bilancio sul Federalismo del 19 maggio 2010.

LE POLITICHE DELLA GIUNTA SORU

La Giunta Soru aveva contribuito ad aumentare la consapevolezza dell’unicità ambientale e paesaggistica della Sardegna.

In particolare, con la LR 2/2007 art. 18 la precedente amministrazione regionale aveva cercato di porre rimedio al fenomeno speculativo che rischia di far diventare la Sardegna spettatrice dell’estrazione del vento e del sole dal proprio territorio.  

La LR 2/2007 costituiva una riserva strategica per l’energia prodotta da fonti rinnovabili da utilizzare per consolidare il tessuto industriale o abbattere i costi di soggetti pubblici come Enas e  Abbanoa ad alto fabbisogno energetico.  Le restanti quote di energia venivano assegnate tramite bandi dove gli operatori interessati ottenevano le licenze nei casi in cui erano conseguibili importanti ricadute economiche e sociali.

Questo tentativo di limitare gli intenti speculativi, tutelare il territorio e cogliere l’occasione degli incentivi per le energie rinnovabili per fini economici e sociali, si è però progressivamente scontrata con la normativa statale.

La Corte Costituzionale con successive sentenze che hanno riguardato il Molise, la Puglia e la Calabria ha chiarito che le regioni non possono:
·        porre massimali alle potenze insediabili sul proprio territorio;
·        emanare linee guida per l’insediamento di impianti difformi da quelle nazionali, non possono privilegiare determinati operatori rispetto ad altri;
·        rendere più onerose le concessioni rispetto a quanto previsto dalla Stato.

LE NORME DELLA GIUNTA CAPPELLACCI.

Le norme varate dalla Giunta Cappellacci hanno avuto l’effetto di aggravare il problema dello squilibrio tra la forte concentrazione in Sardegna di grandi di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e le modeste ricadute economiche ed occupazionali sul territorio.

Con la legge regionale 3/2009 art. 6 e con le delibere della GR del 10/03/2010 sono state accentrate alla Regione le competenze anche per gli impianti sotto 1 MW con il drammatico effetto di bloccare un settore dell’economia sarda in costante crescita.

La Giunta Cappellacci ha sostanzialmente bloccato quello che non doveva bloccare, i piccoli impianti, e trattato in maniera confusa il problema dei grandi impianti, sia terrestri che offshore.

Ai proclami non sono mai seguite prese di posizione che consentissero di affrontare il verp problema: il conflitto di competenze con lo Stato e la definizione delle quote di produzione elettrica da FER da assegnare alle singole Regioni.

Desta, inoltre, preoccupazione il DL 162 della Giunta regionale che al di fuori di qualsiasi programma e di qualsiasi ben definita strategia, punta ad istituire Sardegna Energia SpA sulla quale si concentrerebbero i ruoli di soggetto erogatore delle autorizzazioni e di soggetto beneficiario delle autorizzazioni in quanto proprietario di impianti energetici.

POLITICHE PER IL CLIMA: LE OPPORTUNITA’ PER LA SARDEGNA

L’Unione Europea, infatti, promuoverà nei prossimi mesi le iniziative delle singole Regioni tese ad attuare dei Piani di Riqualificazione Energetica coerenti con gli obiettivi proposti dal Pacchetto Clima.

Ci sono le condizioni perché il ruolo della Regione Sardegna possa diventare da soggetto passivo (prevalentemente a fini speculativi) a soggetto attivo, diventando protagonista a livello europeo di un Progetto di Riqualificazione Energetica di tutto il territorio della Regione.

I requisiti di base della Sardegna per poter ambire a un ruolo così importante ci sono tutti per il fatto di:

·        essere un’isola, in quanto delimitata geograficamente e per cui meno vincolata ai sistemi energetici attualmente esistenti;
·        una densità abitativa per kmq contenuta, che permette il passaggio a nuovi modelli energetici senza gravi rischi di incompatibilità;
·         condizioni di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili particolarmente favorevoli (irraggiamento solare, vento, risorse idriche, biomasse e moto ondoso):

Tale Progetto di Riqualificazione Energetica consentirebbe di:

1.        attivare risorse aggiuntive per gli investimenti sia dall’Unione Europea (Fondi DG Azioni per il Clima pari a 9,3 miliardi di euro fino al 2013) e investimenti privati per lo sviluppo tecnologico e produttivo delle soluzioni adottate;

2.        inserirsi in termini competitivi nel trend della “green economy” che sta caratterizzando l’economia globale creando le premesse per la creazione di nuovi posti di lavoro e per integrare il reddito di famiglie ed imprese;

3.        riqualificare il patrimonio degli edifici pubblici, stimati in Sardegna tra le 4 mila e le 5 mila unità, che permetterebbero un abbattimento dei costi di gestione per il 40%, liberando risorse per lo sviluppo;

4.        sviluppare un nuovo modello di Generazione, Distribuzione e Consumo dell’energia nelle sue varie forme, quali quello della Generazione Distribuita – Smart Grid – così come si sta sperimentando in Paesi come Germania, Stati Uniti e Cina, che in qualche modo potrebbero valorizzare le competenze presenti in Sardegna nel settore dell’ICT.

Il Partito Democratico può  farsi promotore di questa  proposta programmatica, nel quadro sopra richiamato, non limitandosi ad affrontare il tema delle Energie Rinnovabili, ma indicando per la Sardegna la strada di un diverso modello di produzione, distribuzione e consumo dell’energia.

E’, inoltre necessario, chiedere con forza all’attuale esecutivo che si faccia carico della richiesta al Governo nazionale di attuare il Piano Nazionale di Azione sull’Energia e all’interno del quale stabilire le regole, in una logica federale e con l’assegnazione di quote, attraverso le quali ogni Regione debba attivarsi per il raggiungimento dell’obiettivo nazionale.

PRINCIPALI RIFERIMENTI NORMATIVI

Europa
Pacchetto Clima (in particolare la Direttiva 2009/28/CE del 23 aprile 2009 e Decisione 406/2009).

Italia
“Comunitaria 2009. Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità Europee” – D.D.L. 1781-B –  approvato al Senato il 12 maggio 2010 e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – art. 17.
Lavori preparatori della Commissione Bilancio in tema di Federalismo – 19 maggio 2010.
D. Lgs. 29 Dicembre 2003 n. 387 (Attuazione della direttiva comunitaria 2001/77/CE in materia di promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili).
Decreto del Ministro Sviluppo Economico 19/02/07 n. 45 istitutivo del Conto Energia.

Regione Sardegna
Legge regionale Sardegna 3/2009 art. 6.
Delibere GR 10/2 e 10/3 del 12.3.2010.

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