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Mozione Porcu e + sulla riforma dello Statuto
17 Settembre '10, venerdì
    CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
    XIV LEGISLATURA
    Mozione n. 88

    MOZIONE PORCU - SABATINI - MELONI Valerio - MORICONI - CUCCU - CUCCA sui principi e sugli obiettivi di revisione dello Statuto di autonomia della Regione autonoma della Sardegna.

PREMESSO che, in applicazione della legge 5 maggio 2009, n. 42, articolo 27, la Sardegna dovrà concorrere al "conseguimento degli obiettivi di perequazione e di solidarietà e dell'esercizio dei diritti e doveri da esso derivati" attraverso norme di attuazione da adottarsi da parte del Governo entro 24 mesi dall'entrata in vigore di detta legge;

PREMESSO altresì che, nell'attuale fase di riforma delle istituzioni repubblicane in senso federale, la Sardegna è chiamata a inserirsi nel processo in corso con un progetto e una visione autonoma che, nell'esprimere la propria identità collettiva, riaffermi l'aspirazione dei sardi a più ampie forme di autogoverno, ne garantisca ed espanda i diritti sociali e civili, ponga un argine alle logiche di federalismo competitivo e non solidale, del tutto contrario allo spirito dell'articolo 119 della Costituzione, commi 3 e 5, definisca le forme e le modalità delle perequazioni finanziarie necessarie a far fronte agli svantaggi strutturali da insularità, alla ridotta capacità fiscale, alla bassa densità demografica e alle caratteristiche geomorfologiche del proprio territorio;

VERIFICATO che appare largamente condiviso dalle istituzioni politiche, sociali ed economiche della società sarda che tale progetto e visione autonoma possa trovare forza, sostegno ed identificazione collettiva, attraverso una profonda revisione e ampliamento delle competenze autonomistiche contemplate dallo Statuto speciale della Sardegna, riconosciuto quale strumento fondamentale per la promozione e l'implementazione dei diritti sociali dei cittadini sardi, a cominciare da quelli in materia di lavoro, sanità, istruzione, mobilità e accesso alle grandi reti energetiche, idriche ed informatiche;

CONSIDERATO che sono trascorsi tre anni dalla modifica del titolo III (Finanze - Demanio e patrimonio) dello Statuto speciale operata con legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007) e che, anche alla luce di quanto suesposto, risulta oramai indifferibile rendere effettivo il nuovo regime delle entrate e in relazione alle nuove funzioni potenzialmente esercitabili definire le forme e le modalità di applicazione dei meccanismi perequativi, quantificare gli oneri derivanti dagli svantaggi strutturali permanenti, fissare i possibili ambiti di fiscalità di sviluppo, allentare i vincoli stringenti alla capacità di spesa imposti dal patto di stabilità interno;

ATTESO che oggi non si tratta di difendere puramente e semplicemente l'identità sarda e le prerogative dell'autonomia regionale dal centralismo statale, o di attivare una politica di mera rivendicazione verso lo Stato per i danni provocati dalle politiche nazionali, a cominciare da quelle avvenute in campo ambientale attraverso le concessioni statali per lo sfruttamento del patrimonio boschivo e minerario, con il gravame imposto dall'insostenibile carico di servitù militari o dall'inquinamento di siti industriali da parte di aziende statali, ma che il progetto di revisione dello Statuto speciale dovrà, viceversa, essere l'occasione per fornire alle istituzioni regionali il fondamento costituzionale, ideale e politico per perseguire politiche pubbliche idonee ad affrontare i deficit infrastrutturali e gli squilibri economici che affliggono la comunità sarda e l'occasione per preservarne e rafforzarne la specificità culturale e linguistica,

impegna il Presidente della Regione, la Giunta regionale e il Consiglio regionale

a dare avvio, ai sensi dell'articolo 54 dello Statuto, all'iter legislativo per la revisione costituzionale del proprio Statuto speciale di autonomia sulla base dei seguenti principi da perseguire già nell'immediato in tutte le sedi e con tutti gli strumenti possibili:

    1) diritto del popolo sardo al suo pieno autogoverno e alla gestione del suo territorio;

    2) diritto del popolo sardo al pieno esercizio dei propri diritti sociali e al perseguimento di crescenti livelli di felicità e benessere;

    3) definizione dei parametri oggettivi attraverso i quali implementare i meccanismi perequativi e computare gli oneri derivanti dagli svantaggi strutturali permanenti e da insularità;

    4) previsione e definizione di ulteriori interventi utili a promuovere lo sviluppo economico e la coesione sociale o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle competenze assegnate;
    5) fissazione dei possibili ambiti di fiscalità di sviluppo, previsione di autonome politiche fiscali ed impositive a carattere locale e regionale, cancellazione dei vincoli alla capacità di spesa imposti dal patto di stabilità nazionale quando la programmazione finanziaria regionale sia coerente con gli obiettivi complessivi di contenimento della spesa nazionale e comunitaria;

    6) individuazione di un più ampio elenco di materie e funzioni, a cominciare dalla tutela e valorizzazione dell'ambiente, dall'istruzione e dai beni culturali, in cui la Regione Sardegna possa esercitare la propria autonomia secondo parametri di efficienza, intesa sia in senso economico che di più ampia soddisfazione dei diritti sociali dei sardi e di salvaguardia della propria identità culturale, linguistica ed ambientale.

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