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«Pigliaru convince gli indecisi»
da L’Unione Sarda 3 Febbraio '14, lunedì
I pronostici di Nicodemo, guru renziano della comunicazione
Ognuno ha il suo guru di riferimento. Quello di Francesco Nicodemo, neo responsabile nazionale della comunicazione del Pd, è Paolo il barista, citatissimo nei suoi tweet. «A Napoli faccio colazione da lui», spiega Nicodemo, che ha trascorso alcuni giorni in Sardegna per vedere da vicino la campagna elettorale di Francesco Pigliaru: «Paolo nel 2013 ha votato Grillo, è il simbolo del distacco dalla politica. L'altro giorno mi ha detto: diglielo tu ai grillini, che non li abbiamo mandati in Parlamento per fare bordello».
Dopo tre giorni in mezzo allo staff comunicazione di Pigliaru («stanno facendo un lavoro eccezionale, si sono organizzati subito dal nulla»), Nicodemo si è fatto un'idea precisa delle Regionali sarde: «Vedo molta disaffezione, non mi sorprenderebbe un astensionismo vicino al 50%».

Se Paolo il barista vivesse a Cagliari, che cosa le direbbe?
«Credo che, al momento, non andrebbe a votare neppure lui. Deluso dall'incapacità della classe politica di dare risposte».

Centrosinistra compreso?
«Beh, qui la principale responsabilità è del centrodestra. Avete avuto il peggior presidente di regione che ci sia. Ma ci sono anche le colpe del Pd, che non ha saputo mostrare un vero ricambio di classe dirigente».

Quindi perdete di nuovo.
«Invece no, perché penso che la scelta di Pigliaru rappresenti proprio quel cambiamento di cui parlavo. Pigliaru, secondo me, alla fine Paolo il barista lo convince».

E come fa?
«Perché Paolo vuol sapere come si fa a rilanciare l'occupazione, uscire dalla crisi. Francesco fa proposte concrete, non demagogiche. È così che si convincono gli indecisi. Venerdì lo ascoltavo a Iglesias, spiegava come si può creare sviluppo con l'ambiente. Davvero convincente».

Però alcuni lo vedono freddo, poco aggressivo…
«A me fa venire in mente lo slogan con cui François Mitterrand aveva vinto in Francia, tanto tempo fa…»

La “forza tranquilla”.
«Sì, parla in modo pacato, non fa fuochi d'artificio, ma chi lo ascolta capisce quanto è competente. Nella comunicazione ciò che conta di più è la coerenza tra il messaggio e il personaggio, e lui è molto coerente. I fuochi d'artificio hanno stancato».

Cosa dovrebbe fare, nelle ultime due settimane di campagna elettorale, per vincere?
«Quello che sta già facendo: girare l'Isola, incontrare la gente, stringere mani, lanciare i suoi messaggi».

Quale le sembra più efficace, tra questi messaggi?
«La semplificazione. Cittadini e imprese ormai ti dicono soprattutto questo, trovano insopportabili gli eccessi di burocrazia che complicano tutto, ti costringono a produrre carte su carte. Francesco fa bene a insistere su questo punto».

E poi verrà Renzi.
«Sì, verrà Matteo, il 7 sarà ad Alghero Debora Serracchiani, nella doppia veste di componente della segreteria nazionale e governatore. Il Partito democratico considera molto importante il test sardo, il primo per la segreteria Renzi».

Sono anche le prime Regionali sarde giocate molto sui social media. Ma servono davvero? Se fosse dipeso da Facebook, nel 2009 avrebbe vinto Soru: c'è ancora quello scarto con la vita reale?
«A mio giudizio la rete è soprattutto un incredibile strumento di organizzazione e di partecipazione. Obama la usò in quel modo. Coi militanti puoi raggiungere moltissime persone in un attimo. Secondo me le elezioni si vincono ancora con il porta a porta, ma la rete è lo strumento migliore per organizzarlo. Devi integrare i diversi mezzi».

Le piace lo slogan “Cominciamo il domani”?
«Sì, e soprattutto mi piacciono le freccette del fast forward accanto allo slogan».

E della campagna elettorale di Michela Murgia cosa pensa?
«Sicuramente funziona. Ma non sempre le campagne migliori vincono le elezioni».

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