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Pigliaru: «Istruzione e meno tasse, così possiamo reagire alla crisi»
da L'Unione Sarda 15 Gennaio '14, mercoledì
 Francesco Pigliaru, come ha appreso la notizia della sua candidatura, nella notte in cui il Pd ha deciso?
«Guardi, sono andato a dormire che ancora non sapevo niente di come andasse la riunione. Ho vagamente sentito il telefono nella notte, ma non mi sono svegliato. Al mattino ho guardato il cellulare e ho trovato la mia vita cambiata. Ringrazio il Pd per avermi voluto affidare un compito simile. E credo che dobbiamo tutti ringraziare Francesca Barracciu per aver compiuto un atto molto faticoso, e di grande responsabilità».

Qualcuno le aveva chiesto di correre già alle primarie di settembre, ma non aveva accettato. Perché ora sì?
«Nella mia esperienza politica non ho accettato proposte che, in qualche modo, fossero di una parte contro un'altra. Stavolta mi si chiede di fare una regia attenta perché tutti diano il meglio, e si ricompongano le fratture. L'investitura unanime mi ha tolto ogni dubbio».

Cosa intende, definendosi un regista?
«Nel centrosinistra ci sono grandi risorse e competenze, che si sono consumate a lungo sui problemi interni. Spero di riportarle a discutere i problemi delle persone e risolverli. Non interpreto il mio ruolo come leadership carismatica, non credo neppure che sarebbe utile».

Le è stato attribuito l'auspicio di «liste di rinnovamento», ma gli indagati sono ricandidati. Qual è la sua valutazione?
«Ho seguito la vicenda con attenzione, esprimendo alcuni auspici, ma nel rispetto dei codici etici dei partiti, validi in tutta Italia. È vero, ci si è trovati di fronte a un problema importante. La stragrande maggioranza delle persone coinvolte nell'inchiesta sul Consiglio ha fatto un passo indietro. Alla fine le liste sono di ottima qualità e con un alto grado di rinnovamento. Ora si rema tutti insieme».

Ha già sentito Renzi?
«Sono sempre in contatto con la segreteria nazionale, e lo incontrerò presto».

Lei è un “renziano della prima ora”. Cosa l'aveva convinta, in lui?
«La capacità di portare idee moderne nel Pd, come il collegamento pari opportunità-meritocrazia. E la scelta netta di interessarsi alle persone, non alle imprese decotte: meglio dare soldi ai lavoratori perché si formino e trovino altri impieghi, anziché ad aziende senza futuro».

Non teme che questo discorso risulti impopolare, per esempio, nel Sulcis?
«Spiegheremo che in Sardegna sono stati regalati molti soldi ai padroni del vapore, senza risultati. Le imprese in difficoltà si aiutano, ma alcune non meritano un euro pubblico.
Gestiremo le emergenze guardando al futuro, dando la priorità ai lavoratori».

Tra le emergenze, annovera anche i 30-40enni senza prospettive di lavoro? Si parla solo di disoccupazione giovanile.
«È un'emergenza: coinvolge aspetti di mercato del lavoro non di competenza regionale, ma si può sperimentare qualcosa anche lì. Il punto è la formazione continua. I servizi per il lavoro devono analizzare e riorientare caso per caso. Rientra nei tre pilastri del nostro programma: pari opportunità, rete sociale di protezione, sostegno all'impresa».

Ci spieghi il primo punto.
«Analisi di partenza: l'economia del mondo sta cambiando, questo genera ferite. Crea anche opportunità, ma nell'Isola no: si son persi almeno 70mila posti di lavoro, chi ci ha governato di recente non ci ha preparato ad affrontare il futuro».

La crisi non è colpa di Cappellacci.
«Però dal 2009 la cassa integrazione in deroga in Sardegna è cresciuta del 500%, nel resto del Mezzogiorno del 260. Per la cassa integrazione complessiva, 160% in più nell'Isola e 56 nel Mezzogiorno».

Come si può reagire?
«Molte aree d'Europa reagiscono bene alla crisi, con ricette non ignote: puntano sulle pari opportunità per tutti, non solo per giustizia sociale, ma perché si crea sviluppo solo se tutti danno il loro contributo, se nessuno è abbandonato».

Puntano sull'istruzione, quindi.
«Sull'istruzione di qualità. A tutti i livelli. Hanno il 40-45% della popolazione laureata. Ma ci arrivano grazie ad asili e scuole elementari meravigliose».

Cosa farebbe, lei, sul punto?
«Il primo passo è aggredire la dispersione scolastica. La Sardegna ha i dati peggiori in Italia. Sono cresciuti dal 22 al 26% quelli che si fermano alla terza media. Si tratta di analizzare le cause, fare un piano straordinario per l'aggiornamento dei docenti e anche per l'edilizia».

Edilizia?
«Penso a investimenti su nuovi modelli di scuole: più grandi, belle, così che diventi piacevole frequentarle».

Il secondo pilastro?
«Una rete sociale attiva, che colleghi il reddito di chi perde il lavoro all'acquisizione di competenze nuove. Bisogna prendersi carico di chi è disoccupato e renderlo capace di aiutare se stesso».

Terzo pilastro, l'impresa.
«Il lavoro lo creano le imprese private, non il settore pubblico. Le regioni che stanno meglio sono in testa alle classifiche degli ambienti favorevoli all'impresa. Il che significa trasparenza, spesa intelligente delle risorse pubbliche, tasse adeguate ai servizi erogati. E una zona franca dalla cattiva burocrazia».

E della zona franca di cui parla Cappellacci, cosa pensa?
«Nelle sue proposte c'è molta demagogia, ma siamo del tutto a favore del calo delle tasse per famiglie e imprese: la cosa più concreta fatta in questi anni, il taglio dell'Irap, lo propose il Pd. Se zona franca è questo, ok. Si entra in zona-pericolo se si promettono tagli di imposte tali da intaccare la capacità di garantire i servizi pubblici essenziali».

Parla della rinuncia all'Iva?
«Ecco, l'Iva: quasi 2 miliardi nelle casse regionali. Un taglio fuori controllo mette a rischio istruzione, sanità e così via. Questo crea una società più ingiusta: i ricchi potranno pagarsi buoni servizi privati, gli altri si allontaneranno di più. C'è spazio per una riduzione della pressione fiscale, eliminando tutti gli sprechi pubblici, ma che sia responsabile».

Serve ancora un forte conflitto con lo Stato sulle entrate?
«Al primo incontro col Ragioniere dello Stato sulla vertenza mostrai un grafico: alla Regione spettava il 70% dell'Irap, negli anni avevano finito per darci il 40. Ci rispose: capisco che lo Stato si sia distratto, non capisco perché nessuno dall'Isola sia venuto a protestare prima di voi. Se troveremo nel governo ostacoli non tecnici, alzeremo ancora la voce».

Ha alleati indipendentisti, anche se lei non lo è. Il punto di contatto è proprio il conflitto col governo?
«Il punto è accettare la sfida delle responsabilità. Abbiamo già ampi poteri di autonomia, a volte non ben utilizzati. Se riusciremo a usarli bene, poi potremo verificare se servono poteri ulteriori».

Cappellacci ha ottenuto le entrate negate, resta solo da adeguare il patto di stabilità. È d'accordo?
«Il patto è importante, ma resta molto da fare sulla vertenza entrate. Cappellacci ha avuto da noi un tesoro in eredità, lo ha usato male. Per esempio ci sono aspetti che riguardano le regole di compartecipazione che sono presidiati con attenzione del tutto insufficiente».

Lei condivise quella battaglia con Renato Soru, poi vi fu la nota rottura. Ora le tensioni sono superate?
«Sì. Vi furono opinioni diverse su aspetti rilevanti, ma nell'attuazione di un programma condiviso. Oggi ragioniamo con tutto il Pd, e tutti, compreso Soru, mi hanno aiutato nei miei primi passi».

Che idee avete sui trasporti?
«Faremo proposte forti sulla continuità territoriale. Ma anche sui trasporti interni. Ora si fanno vacanze brevi, i luoghi difficili da raggiungere sono penalizzati. Investiremo sulle vie interne, per dire ai turisti: volate in Sardegna, venite senz'auto, poi noi vi porteremo ovunque».

Un suo pallino è la valutazione delle politiche pubbliche. Perché?
«Se io fossi un preside americano alle prese con la dispersione scolastica, andrei su un sito internet che certifica decine di politiche sul tema, descrive azioni, soldi spesi e valutazioni rigorose dei risultati, espresse con indici di efficacia».

Chi fa la valutazione?
«Autorità indipendenti, con metodi di certificazione internazionali. Invece noi da anni spendiamo tanto nei piani del lavoro senza mai verificare cosa funziona e cosa no. È come se, da ammalati, prendessimo medicine di cui nessuno ha mai sperimentato l'efficacia. Il mio primo impegno sarà creare meccanismi di valutazione sistematica, per non spendere più soldi pubblici a casaccio».
di Giuseppe Meloni

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