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LA LEZIONE DELLE PRIMARIE PER CAGLIARI
14 Febbraio '11, lunedì
Un problema culturale prima che politico
Il risultato inaspettato per il PD delle primarie per la selezione del candidato sindaco del centro sinistra a Cagliari - che hanno visto la vittoria del candidato proposto da SEL Massimo Zedda con il 46% di preferenze sul candidato proposto dal PD Antonello Cabras che si ferma al 34% -impongono una riflessione che riguarda tutto il partito, non solo quello locale.
 
Una riflessione che non si esaurisca nell'attribuzione di responsabilità, ma provi a dare risposte ai tanti interrogativi che queste primarie lasciano sul tappeto in primis quello sulla rappresentatività di tutta la classe dirigente politica ed istituzionale e sulla mancanza di sintonia tra questa è l'elettorato del partito.
 
A nostro avviso, quanto è avvenuto a Cagliari, è soprattutto conseguenza di un approccio culturale datato che ha portato ad un clamoroso errore di sopra valutazione della effettiva capacità del PD, di far votare un proprio candidato ufficiale alle elezioni primarie, senza che questo scaturisse in alcun modo da un processo naturale di selezione all’interno della comunità, non solo politica, cagliaritana.
 
Le contraddizioni delle primarie di coalizione Le elezioni primarie del 30 gennaio in Sardegna, fanno emergere numerose contraddizioni nel modello di primarie di coalizione così come congegnato dallo Statuto del PD novellato dopo il Congresso del 2009:
 
•     le primarie si sono trasformate da competizione tra candidati a competizione tra partiti, vedi cronache “Crolla il PD”, “Primarie shock, sconfitto il PD”; La lezione delle primarie per Cagliari
 
•     in presenza di più candidature del PD i candidati dei partiti minori vengono trasformati in “decisori” della leadership interna al PD come in parte è avvenuto a Monserrato e a Capoterra;

•     sempre lo Statuto da per scontato che vi sia una coalizione, presupposto
tutto da verificare come avvenuto nel caso Cagliari dove IDV e Federazione della
Sinistra hanno optato per non partecipare alle primarie.
 
La  rinuncia  alle  primarie  di  partito  ha  avuto  come  conseguenza l’irrigidimento – ingiustificato – della vita democratica del partito, che di fatto non può più scegliere i suoi candidati in maniera autonoma, dovendo sempre verificare la possibilità di primarie di coalizione.
 
Gli errori da non ripetere, le sfide per il futuro

Il risultato di Cagliari ci offre la possibilità di apprendere alcune lezioni che non andranno dimenticate:
 
1. gli elettori del PD sono poco interessati a partecipare a primarie confermative di decisioni già prese.  Non etichettano i partecipanti alle primarie come candidati di partito, si sentono liberi di scegliere tra tutti i candidati;
 
2. I regolamenti delle primarie devono mettere tutti i candidati sullo stesso piano evitando di prevedere, come a Cagliari, candidati sponsorizzati dai partiti, che non raccolgono le firme degli elettori per poter partecipare, e candidati “outsider” che le devono raccogliere;
 
3. le candidature non vanno calate dall’alto, ma vanno fatte emergere partendo dai Circoli e dagli iscritti e da comitati elettorali che mettano insieme diverse forme di rappresentanza e di partecipazione delle comunità locali;
 
4. il sistema delle primarie va istituzionalizzato prevedendo lo svolgimento delle primarie almeno 6 mesi prima delle elezioni e almeno 1 mese per un confronto vero tra i candidati sulle diverse proposte per la città. La lezione delle primarie per Cagliari
 
Il bivio in cui si trova oggi, il PD, a cominciare da quello sardo, è tra il rifiuto del fatto che il mondo sia cambiato (e purtroppo non come volevamo!) e la scelta di imparare ad interpretare anche simbolicamente le aspettative presenti negli elettori di centro sinistra (e perché no, anche di quelli orientati al centro e
di  centro  destra)  dando  credibilità  all’alternativa  democratica  ai berlusconismi locali e nazionali.
 
Occorre, perciò, rafforzare il profilo di una proposta e di una alternativa democratica per l’Italia e per la Sardegna che non può essere solo elaborazione concettuale, ma anche proposizione simbolica, capace di scuotere le coscienze, risollevare entusiasmi, suscitare nuove speranze.
 
Il PD ha bisogno di tutti.  Certamente ha bisogno di una generazione di giovani democratici che, oggi non trova facilmente spazio nel nostro partito, e che abbia la freschezza, il coraggio, la generosità di rovesciare i vecchi paradigmi e far diventare comprensibile la proposta del PD per l’Italia e la Sardegna di oggi.
 
La lista del PD alle Comunali di Cagliari va messa in campo quanto prima mettendo insieme passione, freschezza, militanza politica ed apertura alla società cagliaritana con la consapevolezza che un successo della lista del PD, potrebbe essere il propellente decisivo per consentire a Massimo Zedda di riuscire, con il suo entusiasmo e la sua freschezza, là dove candidati sulla carta più collaudati hanno fallito.
 
Cagliari; 11 febbraio 2011
 
Chicco Porcu - Consigliere regionale Cagliari
Thomas Castangia - Segretario federazione Cagliari
Sabina Contu - Presidente Assemblea PD Cagliari
Marco Murgia - Segretario Circolo Berlinguer Cagliari IV
Andrea Scano - Segretario Circolo La Palma Cagliari V

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di Chicco Porcu

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I commenti:

antonello pau
antonpau@tiscali.it »
Mercoledì 16 Febbraio 2011, 18:16:21
Complimenti. Una analisi seria, completa e non priva dell' opportuno riconoscimento degli errori.
Vorrei solo aggiungere che un partito di massa quale è il PD non può fare a meno di avvicinare un maggior numero di giovani; riuscendo a convincerli che là non c'è la casta, ma un partito di persone al servizio della comunità e seriamente intenzionate a farsi carico delle ansie che le giovani generazioni, loro malgrado, portano. Questo vale in linea generale e vale anche per Cagliari.
Può darsi che dal flop delle primarie non si riesca invece, con molta buona volontà, a portare in città una insperata vittoria, nulla è impossibile! Bisogna crederci.

I commenti: