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Renzi a sostegno di Pigliaru: è il più forte
da l'Unione Sarda 8 Febbraio '14, sabato
«L'Isola ha bisogno di una svolta dopo i disastri della destra»
«Il governo Letta? Ne parliamo il 20»

Matteo Renzi non si risparmia. Passa da una telefonata sulla situazione politica a un incontro incentrato sulla sua agenda da sindaco di Firenze, dalla rassegna stampa a un veloce ripasso dei suoi impegni in Sardegna. Oggi tornerà nell'Isola, al mattino a Sassari e nel pomeriggio a Cagliari, alla Fiera, per sostenere Francesco Pigliaru. Un renziano della primissima ora.

Berlusconi ha iniziato il suo comizio di sabato scorso con una barzelletta su nome e cognome di Cappellacci. Lei ne sta preparando una su Pigliaru?
«Non ho lo stesso senso dell'umorismo di Berlusconi, come è che ha chiamato Cappellacci? Mi sfugge in questo momento…».

Un anno fa - intervistato negli studi di Dentro la Notizia - si era lasciato scappare che le primarie che la opponevano a Bersani erano solo un inizio. In poco più di 15 mesi la sua vita è tempestosamente cambiata.
«La mia vita è cambiata, faccio un po' più di prima il pendolare tra Firenze e Roma, ma il punto non è quello che capita a me. Il punto riguarda il Partito democratico. Nel giro di un mese abbiamo avviato un processo riformatore che riguarda la legge elettorale, il titolo V, quello che chiamo il Senato gratis. Ci mettiamo passione, determinazione, sappiamo che la strada è lunga, e ci stanno critiche e resistenze. Ma lo stiamo facendo».

Nello stesso numero di mesi dirigenti e militanti che la definivano reazionario infiltrato della destra sono diventati suoi sostenitori. Come può essere successo?
«È normale, soprattutto in campagna elettorale e dentro lo spirito delle primarie, che ci siano scontri, anche aspri. Ma, come avviene in America - e sono orgoglioso che succeda anche da noi - il giorno dopo essersele date di santa ragione, si lavora insieme per i traguardi comuni. Che non riguardano il partito, ma il Paese. Certo, ci sono e saranno sempre sensibilità, culture, opinioni diverse, ci chiamiamo democratici apposta».

Prima di proseguire. Ora un Letta-bis o un Renzi primo?
«Lasci stare i retroscena. Abbiamo una direzione convocata per il prossimo 20 febbraio che discuterà della azione di governo e del ruolo che giocherà il Pd. Aspettate ancora qualche giorno».

Reggerà l'intesa con Berlusconi sulle riforme e questo porterà a elezioni anticipate?
«Mi auguro che l'intesa regga. Che, come è noto, non riguarda soltanto la legge elettorale, ma anche un impegnativo cammino di riforme».

Arriva in Sardegna a sostenere Francesco Pigliaru, candidato dopo il pasticcio nel quale il Pd si è incartato dopo le primarie vinte da Francesca Barracciu. Che parte ha avuto nella sostituzione del vostro rappresentante?
«La candidatura di Pigliaru è figlia di una decisione presa dal Partito democratico sardo, in piena autonomia, per offrire agli elettori una chiara alternativa al disastro firmato da Cappellacci. Sarà perché faccio il sindaco, ma sono molto rispettoso della autonomia dei territori, anche nel Pd».

Lei incarna, forse anche nell'Isola, la speranza di una lunga stagione di riforme. Come pensa di trasferire quest'energia positiva su Pigliaru?
«Pigliaru è un riformatore, ha una cultura di governo, incentrata sulla formazione, il lavoro, l'innovazione. Sono convinto che questa spinta positiva, di cambiamento, sarà premiata dai sardi che sopportano da troppi anni sprechi, malversazioni, privilegi».

Quali sono, per quel che conosce lei, le idee guida che dovrebbero guidare il prossimo governatore?
«Ripeto, soluzioni concrete per il lavoro, il primo tema nella mente dei sardi e non solo. La formazione, cruciale per il futuro dell'Isola. L'innovazione, centrale per far ripartire l'impresa e dare orizzonte alle speranze dei giovani».

Ha dato consigli sul programma elettorale?
«No, Pigliaru non ha bisogno dei miei consigli, ha le idee molto chiare. E sono fiducioso che i cittadini sardi sapranno cogliere l'importanza di questo cambiamento».

Ha una sua idea sul governatore uscente?
«Sì, non lusinghiera. E se fossi sardo credo che la mia idea sarebbe ancora più dura, viste le condizioni in cui ha mal governato la Sardegna».

E su Michela Murgia?
«La rispetto, ma l'unico candidato che può portare una novità, un cambiamento reale in una terra che sta soffrendo molto, sotto vari punti di vista, si chiama Francesco Pigliaru».
di Anthony Muroni

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