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Pd, anche 50 sardi tra i «rottamatori»
da La Nuova Sardegna 8 Novembre '10, lunedì
C’erano due segretari provinciali e parecchi coordinatori di circoli cittadini, il dissidente Arbau e lo scrittore Soriga, componenti di segreterie e assessori comunali. Arrivati dai quattro angoli dell’isola alla stazione Leopolda di Firenze, casa dei «rottamatori».

 Ufficialmente sono venuti solo «a dare un’occhiata», anche perché molti di loro dentro il partito democratico un ruolo ben preciso ce l’hanno. E se lo vogliono tenere. Alcuni di loro però alla fine hanno partecipato alla pirotecnica «performance» del duo Renzi-Civati, intervenendo per i tassativi cinque minuti. E quasi tutti sono tornati nell’isola conquistati «dalla freschezza e dall’allegria» della due giorni fiorentina.

 «La proposta più sensata fatta a sinistra negli ultimi dieci anni». Spiega il «ribelle» Efisio Arbau. Lui dal Pd è stato espulso, dopo che si è presentato alle Provinciali nuoresi contro il candidato ufficiale Roberto Deriu. E ora è leader di un movimento di rottamatori ante-litteram: «La Base». Che sta aprendo circoli in tutta la Sardegna. «Ho scritto a Renzi e gli ho chiesto se era solo una riunione di partito - racconta l’ex sindaco di Ollolai - o una riunione generazionale per rinnovare il partito e il paese. Lui mi ha risposto: la seconda. E allora sono venuto. E ho parlato per cinque minuti dei problemi della Sardegna».

 La tentazione potrebbe essere di diventare il terminale «renziano» nell’isola. «Noi siamo fuori dal Pd - spiega Arbau -. Renzi invece dice che dal Pd non uscirà. Per ora siamo solo persone che si parlano. Ma per noi è già tanto avere un interlocutore di questo livello dentro il partito democratico».

 Partito da cui di sicuro non usciranno i due coordinatori provinciali presenti: Gianni Sanna da Oristano e Thomas Castangia da Cagliari. Arrivati insieme a un nutrito drappello di iscritti e simpatizzanti.

 «È stato bello - racconta Sanna -. Fresco, nuovo, positivo. Nessun calo di tensione tipico da congresso. Tanti interventi interessanti. A iniziare da quello di Staino, da brivido. Per finire con quello di Raffaele Marras, un ragazzo di 20 anni di Orosei, che studia a Firenze (figlio del vicesindaco di Orosei Cosimo Marras ndnr) e che ha stregato la platea con un discorso semplice e incisivo sui valori da recuperare. Ed è stato sommerso dagli applausi».

 Applausi uguali a quelli che hanno risposto ai fischi arrivati dall’assemblea ufficiale del Pd all’Auditorium della Conciliazione a Roma. «Perché il nostro obiettivo - chiude Sanna - non è quello di rottamare niente. E meno che mai di spaccare il partito. Ma quello di tornare nelle nostre case. E inziare a mettere in pratica, ognuno con il suo ruolo, le tante belle parole con cui troppo spesso ci riempiamo la bocca».

 «Staino ha detto, citando Mao, che un membro del partito deve sentirsi nelle masse come un pesce nell’acqua - spiega il segretario provinciale cagliaritano Thomas Castangia - invece purtroppo a volte il partito democratico non sembra in grado di ascoltare. Né di comunicare. Ecco, questa di Firenze è stata una bella lezione di comunicazione. Parole semplici, messagi freschi e chiari. Un dialogo paritario e inclusivo. Pieno di contenuti, ma anche confezionato in un bel contenitore. Il partito deve tornare a essere aperto, festoso. E spero che quello di Firenze sia un virus che si propaghi». E che magari influenzerà anche il dibattito che si deve aprire sulla scelta del candidato sindaco di Cagliari: «Quel dibattito è già bello che aperto. E purtroppo non è sicuramente fresco e festoso - chiude Castangia - ma questa è tutta un’altra storia».

C’era anche il consigliere regionale Chicco Porcu (nella foto) a «curiosare» alla stazione Leopolda. «Sono sempre a caccia di stimoli nuovi - racconta - e di persone con cui dialogare». Ma non è tra quelli che è rimasto incantato dal duo Renzi-Civati, anzi. «Una bella convention, certo, fresca, moderna, originale. Ma sicuramente la cosa più lontana che abbia mai visto da una riunione democratica».

 Nonostante i «cinque minuti» obbligatori e le centinaia di interventi: «Tutto si è ridotto a un autocelebrazione dei due conduttori. Un «X Factor» trasportato in politica, dove Renzi e Civati hanno usato gli interventi per arricchire la loro personalissima, e verticistica, performance. Per cambiare le cose serve qualcosa di più».
di Giovanni Bua

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