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Mozione sulle problematiche occupazionali, sociali e ambientali conseguenti alla chiusura dell'ALCOA a Portovesme
Mozione n. 161- 20 Gennaio 2012, venerdì
    CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
    XIV LEGISLATURA

MOZIONE PORCU - DIANA Giampaolo - URAS - SALIS - CAPELLI - AGUS - BARRACCIU - BEN AMARA - BRUNO - COCCO Daniele Secondo - COCCO Pietro - CORDA - CUCCA - CUCCU - CUGUSI - ESPA - LOTTO - MANCA - MARIANI - MELONI Marco - MELONI Valerio - MORICONI - SABATINI - SANNA Gian Valerio - SECHI - SOLINAS Antonio - ZUNCHEDDU sulle problematiche occupazionali, sociali ed ambientali conseguenti all'annuncio, da parte di ALCOA, di voler di procedere alla chiusura dello smelter di Portovesme e sulle prospettive e ricadute per l'intera filiera dell'alluminio e per lo sviluppo del territorio del Sulcis-Iglesiente, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE


PREMESSO che:
- la multinazionale dell'alluminio ALCOA (Aluminum company of America) è il leader mondiale nella produzione di alluminio primario (3,6 milioni di tonnellate all'anno) e secondario, nonché il maggiore raffinatore di allumina ed estrattore di bauxite (la materia prima dalla quale si ricava l'alluminio); ALCOA è presente nel mondo con circa 59.000 dipendenti in oltre 200 sedi, distribuite in 31 paesi, di cui 2 in Italia;
- ALCOA ha annunciato, il 5 gennaio 2012, l'intenzione di ridurre o fermare le capacità produttive di tre suoi impianti di produzione di alluminio primario in Europa tra cui gli impianti di La Coruña e Avilés in Spagna e lo stabilimento di Portovesme nel Comune di Portoscuso, Provincia di Carbonia-Iglesias; l'azienda ha dichiarato che il progetto rientra all'interno di un piano di ristrutturazione del proprio business nel mercato globale volto a ridurre del 12 per cento, circa 531.000 tonnellate, la propria capacità di produzione di alluminio primario; secondo ALCOA il piano è indispensabile per migliorare la propria posizione competitiva nell'attuale condizione di recessione economica internazionale e di volatilità dei prezzi del mercato dell'alluminio, diminuiti di oltre il 27 per cento dal picco del 2011;
- le riduzioni delle capacità produttive o le fermate degli stabilimenti (inclusi i due stabilimenti spagnoli che fanno capo ad ALCOA) corrispondono a 240.000 tonnellate, ovvero circa il 5 per cento della capacità totale di produzione di ALCOA; la capacità di Portovesme è di 150.000 tonnellate, mentre quelle di La Coruña e Avilés sono rispettivamente pari a 87.000 e 93.000 tonnellate all'anno; a queste fermate si aggiungono, nell'ambito del sistema ALCOA, le chiusure permanenti di uno smelter in Tennessee e di due linee produttive dello smelter di Rockdale in Texas;
- nello specifico di Portovesme, ALCOA ha dichiarato, il 9 gennaio 2012, di voler avviare il processo di consultazione per chiudere permanentemente lo stabilimento di Portovesme - che conta oggi circa 500 dipendenti diretti più oltre 200 addetti indiretti che operano negli appalti di manutenzione ed altri servizi - motivando tale decisione con l'affermazione che Portovesme sia uno degli stabilimenti ALCOA per la produzione di alluminio primario con i più alti costi di produzione, in particolare per le alte tariffe energetiche, con le perdite operative sopportate dal 2009 e con l'impossibilità di prevedere inversioni di tendenza delle attuali condizioni di mercato;

RICHIAMATO che:
- lo stabilimento ALCOA fa parte di una più ampia filiera dell'alluminio frutto della riconversione all'alluminio, negli anni '70 e '80, del polo industriale minerario del Sulcis-Iglesiente; la privatizzazione del sistema delle partecipazioni statali (Alsar ed Eurallumina a Portoscuso, la Sardal di Iglesias, facenti parte della Efim, insieme alla Comsal - gruppo Eni) ha lasciato, di fatto, in Sardegna un'industria basata sull'importazione della materia prima (la bauxite) e sull'utilizzo di elevatissime quantità di energia;
- con la chiusura di ALCOA verrebbe meno l'ultimo tassello per il rilancio della filiera dell'alluminio, l'ultima ancora operante in Italia, con oltre 1.000 addetti diretti, che comprende: la raffinazione della bauxite per la produzione di allumina nello stabilimento Eurallumina oggi controllata dalla Rusal, fermo dal 1° aprile 2009 ed in attesa di un via libera per la riqualificazione degli impianti termici, l'elettrolisi dell'allumina per la produzione dell'alluminio primario nello stabilimento ALCOA, infine, la trasformazione in semilavorati nella ex ILA oggi del Gruppo Otefal, impianto a sua volta fermo dal 2008;
- nell'ultimo anno di piena attività, il 2008, la filiera dell'alluminio di Portovesme ha assorbito oltre 2.500 GWh di energia elettrica pari al 22 per cento del totale dei consumi elettrici della Sardegna (usi civili inclusi) ed il 40 per cento del totale dei consumi elettrici dell'intero settore industriale regionale; per la sola produzione di 1 tonnellata di alluminio primario sono necessari, durante il processo elettrolitico, circa 15 MWh di energia il cui costo incide per oltre il 25 per cento su quello finale di prodotto;
- proprio per rendere compatibile questa produzione con l'alto costo dell'energia in Sardegna, ALCOA ha a lungo beneficiato di un regime tariffario speciale per l'energia elettrica prorogato fino al 31 dicembre 2012 con il decreto legge 25 gennaio 2010, n. 3 (Misure urgenti per garantire la sicurezza di approvvigionamento di energia elettrica nelle isole maggiori);
- dal 2005 tale regime tariffario preferenziale ha trovato dei limiti, anche per la mancata preventiva comunicazione alla Commissione europea da parte del Governo italiano, nell'attività di controllo dell'Unione europea che, in data 21 luglio 2011, con sentenza n. 2011/C 269/03 della Corte di giustizia ha dichiarato le tariffe preferenziali riconosciute alla multinazionale americana per i due stabilimenti di Portovesme (in Sardegna) e Fusina (in Veneto), quali aiuti di Stato illegittimi, imponendo ad ALCOA una sanzione di oltre 300 milioni di euro più le spese;

RILEVATO che:
- nonostante la decisa reazione da parte delle istituzioni locali e di tutte le rappresentanze sindacali regionali, territoriali e aziendali, il 13 gennaio 2012 ALCOA, nel tavolo di crisi convocato a Roma presso il Ministero per lo sviluppo economico, ha confermato la sua indisponibilità a congelare la procedura di mobilità e ribadito la volontà di procedere, in tempi brevi, alla chiusura dello stabilimento;
- la decisione di ALCOA di chiudere lo stabilimento determinerà di fatto la disoccupazione di un migliaio di persone, andando ad incidere negativamente sulla situazione di un territorio, il Sulcis, già provato da altre situazioni di crisi e che, complessivamente, dal 2009 e nel giro di soli due anni, ha visto passare dall'11,8 per cento al 19 per cento il tasso di disoccupazione, un calo degli occupati del 10 per cento ed un crollo del reddito industriale del 27 per cento;
- ALCOA ha potuto beneficiare per quasi 15 anni di condizioni di agevolazione sulle tariffe energetiche che le hanno consentito di raggiungere, per molti anni, performance finanziarie di ottimo livello come risulta da un'analisi dei bilanci fino al 2008, che riportano utili per oltre 50 milioni di euro con ritorni sul capitale (ROE) del 25 per cento e sugli investimenti (ROI) del 15 per cento;
- ALCOA nel momento del subentro nel 1996 alle attività di Alumix Spa (ex Efim), ha ottenuto nell'acquisto condizioni di particolare favore ricevendo attività, al netto di qualsiasi pendenza debitoria - come beni immobiliari, scorte e crediti verso clienti - di un valore superiore, per almeno 300 milioni di euro, al prezzo di acquisizione;
- il decreto del Ministero dell'ambiente del 18 settembre 2001, n. 468 (Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati) include l'area del Sulcis iglesiente tra i SIN (siti di interesse nazionale);
- dalle osservazioni alla Direzione del territorio del Ministero dell'ambiente sulla nota della società ALCOA, prot. 19425/TRI/DI del 15 ottobre 2011 risulta che la società non abbia ottemperato alle misure necessarie per la messa in sicurezza di suoli e sottosuoli e dai sondaggi eseguiti dall'ARPAS si evince contaminazione da cadmio, zinco e fluoro dei quali non c'è traccia nei risultati della caratterizzazione presentati dalla società;

VALUTATO che:
- pur in presenza di un processo di riorganizzazione globale del mercato dell'alluminio, con la progressiva enfasi sulle attività di riciclo a basso impatto energetico e con la crescente migrazione delle attività di produzione dell'alluminio primario in prossimità di paesi esportatori netti di energia, come Islanda, Russia o gli Emirati Arabi, sia di natura idroelettrica che da combustibili fossili convenzionali, non possa venir meno, alle prime difficoltà di mercato o di singoli contenziosi con l'Unione europea, la responsabilità sociale di una azienda come ALCOA che ha potuto, per quasi 15 anni, contare su una notevolissima mole di agevolazioni e sussidi;
- il Sulcis-Iglesiente è oggetto di proposte di bonifica e ripristino ambientale dei siti minerari e industriali dismessi finalizzati alla riconversione turistica del territorio che richiederanno necessariamente tempo per rappresentare un'alternativa strategica credibile, in termini di occupazione e sviluppo, a quella rappresentata per decenni dall'industria mineraria prima e da quella metallurgica negli anni più recenti,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a richiedere al Governo nazionale la conferma della valenza strategica nazionale della filiera dell'alluminio e, conseguentemente, dello smelter di Portovesme;
2) a richiedere ad ALCOA l'immediata sospensione delle procedure di mobilità e il mantenimento in attività degli impianti almeno per tutto il 2012 in modo da consentire alla Regione ed al Governo un periodo di tempo adeguato a valutare soluzioni alternative in grado di garantire la prosecuzione dell'attività e il riavvio di tutta la filiera dell'alluminio;
3) a richiedere, in ogni caso, alla società ALCOA l'osservazione scrupolosa delle prescrizioni previste dal piano di bonifica del sito di Portovesme con interventi adeguati a consentire il totale ed integrale ripristino dello stato dei terreni, dei sottosuoli e delle falde;
4) a promuovere il potenziamento delle infrastrutture del sito industriale, in particolare del porto e della viabilità, quale condizione minima per assicurare competitività internazionale agli impianti industriali di Portovesme;
5) a studiare le soluzioni strutturali, commerciali, tecniche e normative che possano consentire, per le imprese energivore del polo metallurgico di Portovesme, condizioni di acquisto più competitive dell'energia elettrica, sia nel medio lungo termine, come per il progetto integrato miniera-centrale a carbone a cattura di CO2 al vaglio dell'Unione europea, sia nel breve termine come il sistema dell'interconnector per l'accesso virtuale al mercato europeo dell'energia;
6) a mettere in campo immediatamente un "Piano Sulcis" che, in linea con le scelte del Piano strategico territoriale della Provincia di Carbonia-Iglesias, possa costruire per il futuro un'alternativa all'attuale sistema produttivo, eccessivamente incentrato sulle industrie energivore e su materie prime d'importazione, con lo sviluppo di filiere in industrie diverse da quella metallurgica oltre che nei servizi, nel turismo e nell'agro-alimentare.

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