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La democrazia sospesa
28 Giugno 2013, venerdì
PORCU (P.D.). Presidente, colleghi, c'è un rumor che agita l'Aula stamattina, secondo questo rumor il presidente Cappellacci, per ricondurre la sua maggioranza alla ragione politica, alla ragione del commissariamento delle province, sarebbe pronto alle dimissioni e con questa minaccia si augurerebbe di ricondurre alla ragione qualche esponente della maggioranza recalcitrante, magari pressato da compagni di partito che a livello provinciale si sforzano di fargli capire l'incongruenza di questo commissariamento.

Con questa minaccia - che io non considero una minaccia, io lo considero un auspicio, anche realistico - il presidente Cappellacci otterrebbe comunque un risultato: o un risultato politico nel caso di far passare il commissariamento delle province, o un risultato politico provocando elezioni anticipate e costringendo il Consiglio ad andare al rinnovo non già con la legge elettorale approvata il 25 giugno, bensì con la vecchia legge elettorale, la quale prevede ancora il listino, abbiamo già messo in salvaguardia le circoscrizioni, non prevede ineleggibilità per il Presidente dimissionario, e in questo modo metterebbe, grazie anche al listino, che potrebbe riappacificare pezzi di maggioranza, in una posizione di vantaggio competitivo il Presidente che sorprenderebbe tutti e che costringerebbe anche il suo partito, che ha tutt'altro che deciso di vederlo come di nuovo candidato alla Presidenza della Regione, ad accettare la sua ricandidatura.

Io non so valutare questi rumor, ma dico che c'è una ragionevolezza in questo ragionamento. Da un lato la minaccia attraverso la quale si sforza di ottenere un risultato politico, dall'altro comunque un risultato che è quello di ottenere quello che vuole, quello che cerca da molti anni, cioè una ricandidatura comunque, una ricandidatura anche a discapito della discussione nel suo partito, una candidatura per di più che matura - magari si allontana forse per tranquillizzare qualche consigliere regionale della maggioranza -, che viene scatenata su un tema che certamente ha suscitato l'attenzione dell'opinione pubblica e che ovviamente verrebbe tirato tutto in termini della riforma della politica, della anti casta, dell'ottimizzazione dei costi della politica, insomma per vestire quei panni, quella berritta identitaria, quell'immagine, come dire, di arruffa popolo che il Presidente della Regione ha cercato di costruirsi in quest'ultimo anno e mezzo.

Io mi auguro che sia vero questo rumor perché allora sarebbe davvero una bella giornata, come ha auspicato stamattina l'onorevole Gian Valerio Sanna. Sarebbe finalmente una bella giornata perché avremmo la possibilità di guardarci in faccia con chiarezza e di capire chi oggi vuole stare in piedi, difendere la legalità delle istituzioni, risolvere i problemi con concretezza senza agitare la bandiera della demagogia e di chi, invece, sotto ricatto, sotto minaccia, accetta anche di mettere da parte i suoi convincimenti, le sue idee, per salvare una poltrona, anche se ormai sdrucita, anche se ormai cedevole, anche se ormai estremamente transitoria visto che questa è una legislatura che va al termine.

E ben venga questo momento di chiarezza! Ben venga in questa mattina un momento in cui ognuno di noi avrà la possibilità sia di capire se stesso, di guardarsi in faccia mentre pigerà il bottone rosso o il bottone verde, sia di guardare in faccia i colleghi e di capire chi oggi intende sedersi con dignità e onore in questo Consiglio, pensando a chi c'è oggi, ma anche a chi ci sarà domani, e pensando se con un atto di imperio, con un atto di spregiudicatezza politica, invece, bisogna falcidiare una istituzione provinciale senza aver in alcun modo pensato a quale sarà il futuro dell'istituzione stessa, delle competenze di quel livello istituzionale e anche del caos che si crea per effetto di questo commissariamento, che non è un commissariamento a termine, ma è un commissariamento che durerà molti mesi e che ha tutto il carattere di dover durare a lungo.

Lo vedremo, lo vedremo tra poche ore, lo vedremo tra pochi minuti. Io mi auguro che sia vero questo proposito e mi auguro anche di avere di fronte, colleghi, a cominciare da quelli della maggioranza, che nel momento decisivo sapranno scegliere da che parte stare, se dalla parte di un'istituzione che ha sessant'anni e che non può essere messa sotto ricatto e piegata alle esigenze di un Presidente a caccia di una ricandidatura, o se invece per un piatto di lenticchie, per pochi mesi di sopravvivenza politica, decideranno di cedere a questo ricatto.

Perché vedete, colleghi, a me piacerebbe poter accogliere l'invito dell'onorevole Pittalis e discutere di merito, di merito di una riforma che principalmente voi, lo dico anche all'onorevole Cossa - e mi dispiace se nelle parole di ieri ci può essere stato qualche eccesso di polemica, ma non era certo nelle mie intenzioni -, perché vede, onorevole Cossa, noi non abbiamo mai impedito che si discutesse una legge sulle province.

Abbiamo delle idee diverse dalle vostre, e questo ce lo dovete consentire, ma non abbiamo mai fatto ostruzionismo o impedito in alcun modo che la maggioranza portasse una sua proposta di riforma, di superamento, anche di cancellamento delle province nella Commissione competente o in Aula.

Non ci si può chiedere di scriverla noi, onorevole Cossa.

Ognuno di noi interpreta il risultato del referendum a modo suo. Il risultato del referendum è un risultato di cancellazione, ma non è necessariamente il risultato di cancellazione di un organismo intermedio o non è un risultato di cancellazione della delega di funzioni dalla Regione a degli enti locali, quindi sta a voi avere la responsabilità.

Siete voi che avete avuto in questi 4 anni di legislatura la responsabilità di portare avanti le vostre idee; noi abbiamo le nostre. Non vi impediamo, su temi come questo, di svolgere la vostra funzione riformatrice, ma purtroppo questa idea di riforma non c'è e se noi oggi scorriamo il contenuto dell'emendamento numero 1, che voi ci avete proposto cassando, di fatto, l'intero disegno di legge iniziale, che capisco era piuttosto conservatore perché di fatto prevedeva la reviviscenza delle province storiche, quindi un assetto del tutto simile all'attuale con la semplice diminuzione del numero delle province, ci accorgiamo che il vostro emendamento numero 1 è tutt'altro che una riforma perché a cominciare dal primo e dal secondo comma rinvia ad altri la responsabilità di decidere quello che sarà il futuro delle province.

Quindi io spero che ci sia ancora spazio per una riflessione, che non può non passare che attraverso un portare a scadenza gli organismi per sederci con responsabilità, a cominciare dalla Commissione, perché alcune cose non possono essere fatte in Aula in maniera frettolosa, a pensare a una riforma che preveda, per quanto mi riguarda, anche il totale superamento delle province nella loro connotazione attuale.

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PORCU (P.D.). Bene, allora le pressioni, se non la vogliamo chiamare ricatti, chiamiamole pressioni, convincimenti…

(Interruzione)
PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, basta! Onorevole Salis, per cortesia! Colleghi, vogliamo rimanere qui sino a stanotte? Prego onorevole Porcu.

PORCU (P.D.). Le pressioni, se non vogliamo chiamarle ricatti, le forti pressioni, i convincimenti diciamo energici hanno sortito il loro effetto, ce l'avete fatta, avete vinto una poltrona per altri sei mesi e vi facciamo i complimenti.
Non è detto naturalmente, possono succedere ancora delle cose, ma credo che il voto sull'emendamento numero 20 sia inequivocabile: avete preferito salvaguardare il posticino, anche se ormai in scadenza, piuttosto che battervi e stare in piedi per una battaglia che non è per la sopravvivenza delle Province, per una battaglia che è per non rendere possibile dei commissariamenti illegittimi, lasciando in piedi le Province, questo è quello che avete fatto.

Io capisco perché la debolezza è umana, non tutti hanno il coraggio delle loro idee, non sempre si ha il coraggio di essere coerenti con le proprie idee e assumersi le proprie responsabilità che il proprio mandato comporta.

Oggi voi avete compattato la vostra maggioranza intorno ad un atto illegittimo che darà origine a decine di ricorsi, che trascinerà nell'ennesimo pasticcio istituzionale, nell'ennesima confusione questa Regione. Ma aver compattato la vostra maggioranza non vi renderà più forti agli occhi dei cittadini, vi renderà più deboli, quello che oggi per voi è un apparente successo è soltanto l'inizio della fine, una nuova fase si aprirà e la verità verrà a galla, e sarà una verità amara per voi, perché una nuova fase inizierà e speriamo una fase di speranza per la Sardegna, che sappia superare non solo le Province, ma anche una legislatura che dobbiamo soltanto dimenticare.

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Passiamo all'esame dell'emendamento numero 6 e numero 13 uguali.

PORCU (P.D.). Chiediamo, Presidente, su tutti questi commi il voto elettronico glielo anticipo. Siamo qui stamattina credo che valga la pena visto che ci siamo di discutere.

Quella discussione che non ci avete fatto fare accettando di farla senza la pistola sul tavolo dei commissariamenti la cominciamo a fare stamattina e cominciamo a capire se l'emendamento che ci avete proposto, emendamento numero 1 che stralcia lo stralcio, cioè che riduce questa leggina con la quale siamo entrati in aula a una leggina istitutiva di cinque commissariamenti che mantiene le province, quindi oggi voi state votando per il mantenimento ad interim e la proroga senza limite delle attuali province e istituite cinque commissari.

E il comma 2, sul quale annuncio il voto favorevole, Presidente, conferma questa vostra intenzione. Perché il comma 2 è una legge che impone al Consiglio di fare una legge, è una forma innovativa per fare giurisprudenza, cioè il Consiglio non si auto determina ma siccome non si fida di se stesso si dà una legge che dice che bisogna fare una legge. Siccome questa cosa l'ha fatto tante volte in passato e non l'ha mai rispettata sembra abbastanza paradossale che noi mettiamo di nuovo in legge che entro 30 giorni facciamo una legge senza indicare qual è la penalità, qual è la penalità se non lo fate.

Ora questo comma non sarebbe aria fresca se voi doveste dire entro 30 giorni se non si fa la legge sugli enti locali il Consiglio è sciolto, votiamo la sfiducia, ammettiamo di essere degli inetti, degli incapaci, andiamo a casa allora lo voterei. Ma siccome questo aspetto non c'è, questo dimostra che state di nuovo vendendo fumo, non farete la legge entro 30 giorni state prendendo in giro i sardi e nel frattempo istituite cinque nuovi commissari. Per questo il mio voto all'emendamento è favorevole.

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PORCU (P.D.). Presidente, continuiamo la nostra discussione, io preannuncio il voto favorevole all'emendamento numero 8 uguale all'emendamento numero 15 che propone nell'emendamento 1 la soppressione del comma 4 che sostanzialmente dà il via al commissariamento della provincia di Cagliari.
Dico subito che non avrei niente in contrario a questo commissariamento e avrebbe anche una logica, forse poteva essere fatto anche prima, considerata la situazione particolare della provincia di Cagliari in cui c'è un Presidente che si è dimesso e la provincia è retta da un Vicepresidente.

Ma il combinato disposto dell'articolo 4 con il comma 5 è in una situazione di impossibilità per voi di procedere con una riforma, renderà un commissariamento non funzionale a una nuova elezione, non funzionale a una riforma che ristabilisce chi ha titolo democratico per guidare l'ente provincia e che stabilisce come vengono allocate le funzioni oggi svolte dalle province, magari in maniera diversa, magari cancellandole del tutto, ma semplicemente nomina un commissario che rimarrà per mesi per i motivi che abbiamo già spiegato e richiamato perché quel proposito di fare una riforma entro trenta giorni rimarrà un proposito, la modifica statutaria costituzionale delle province prenderà mesi e mesi, se non anni, noi siamo in attesa il 27 luglio della pronuncia della Consulta sulla riforma della spending review che di fatto cancella alcune province, le riorganizza e le trasforma in organismi di secondo livello, quel procedimento costituzionale richiederà mesi e mesi e nel frattempo i vostri commissari, come già avvenuto in altri settori, rimarranno.

Quindi, il voto anche per questo comma non può essere che favorevole, perché non è funzionale a un superamento delle province, ma è funzionale soltanto ad occupare una poltrona e a fungere da trampolino di lancio per la vostra campagna elettorale.

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Passiamo all'emendamento numero 9, uguale all'emendamento 16.

PORCU (P.D.). Su questo emendamento, su cui annuncio il voto favorevole, non farò retorica, non farò polemiche, mi appello ai Capigruppo, alla maggioranza e ai consiglieri, per eliminare un'evidente sbavatura di questo emendamento che lo renderebbe paradossale, a noi ci agevola perché lo rende ancora più legittimo e i ricorsi che faremo partire da lunedì avranno ancora più sostanza però, onorevole Pittalis, lo può leggere il comma 5?

Se lei legge il comma 5 insieme al comma 2 che si riferisce a tutte le province, a tutte e 8, state affermando in questo emendamento che la democrazia è sospesa, che nel caso non foste capaci, come non siete stati in 4 anni di approvare una legge di riforma delle province, sino all'approvazione di questa legge che non avete fatto in quattro anni è sospesa l'indizione di consultazioni elettorali provinciali.

Onorevole Pittalis si può scrivere una cosa del genere? Abbia pazienza!

Guardi, non solo non cancellate le province ma radicate con radici robuste quelle che ci sono già, io penso che i consiglieri provinciali superstiti, quelli di Sassari, di Oristano e Nuoro, probabilmente alcuni sorridono ma in questo momento si sono incatenati alle sedie, vi state blindando, perché nel malaugurato caso - è assai improbabile, è un caso di scuola - che doveste vincere le prossime regionali che perderete, vista la vostra incapacità conclamata di fare riforme, è possibile, per un caso di scuola ma comunque paradossale, prendetene atto, che gli organismi superstiti, cioè quei tre superstiti rimangano in vita per anni.

Allora, al di là delle polemiche, lo possiamo sopprimere questo comma? Diamo un senso di essere per lo meno svegli in aula questa mattina ed evitiamo un'evidente paradosso.

Il mio voto Presidente è favorevole, lo dica anche al suo Capogruppo Dedoni, se mi ha ascoltato.

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PORCU (P.D.). Presidente, brevemente per motivare il ritiro dell'emendamento, non solo per accogliere l'invito dei colleghi a lasciare questa perla nella legge, ma anche perché ci siamo consultati con il pool degli avvocati a cui affideremo il ricorso contro questo dispositivo, e ci confermano che questo è un elemento qualificante per cui riteniamo di lasciarlo tutto in legge e pertanto ritiriamo sia quest'emendamento, sia gli emendamenti soppressivi dei commi seguenti.
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PITTALIS (P.d.L.). Sì, siccome siamo seri e vogliamo fare una legge seria, e siccome anche gli apporti costruttivi che vengono dall'opposizione non cadono nel vuoto, anche se parliamo poco ma ascoltiamo molto. Ascoltiamo soprattutto le cose costruttive, non le sciocchezze scusatemi, che spesso si sentono. Allora su questo emendamento la maggioranza lo fa proprio e lo voteremo anche a favore.

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