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Commissariamento Province: spregiudicatezza di Cappellacci e nessuna proposta di riforma
27 Giugno 2013, giovedì
PORCU (P.D.). Presidente, colleghi, io credo che noi tutti dobbiamo delle scuse al presidente Cappellacci, perché in questi anni abbiamo, a mio avviso, gravemente sottovalutato la sua spregiudicatezza politica.
Il presidente Cappellacci oggi con la proposta che ha fatto digerire alla sua maggioranza di commissariamento delle province chiude un cerchio, la sua incapacità, l'incapacità della sua maggioranza di proporre una riforma organica degli enti locali è stato il motivo che l'ha portato a cavalcare il referendum contro se stesso e quindi contro la sua incapacità di proporre una riforma delle province e quindi sull'onda popolare del taglio dei costi della politica, della sobrietà ha cavalcato quel referendum facendosene portatore senza assumersi la responsabilità prima dei referendum nei tre anni in cui ha governato, di proporre una qualsivoglia riforma. Poi con altrettanta spregiudicatezza e direi anche sfacciataggine politica, ma attenzione a non sottovalutarla perché può anche diventare una forza, in questo anno dal referendum, in cui i referendum non hanno ottenuto il successo di cancellare le nuove province, di cancellare i confini delle vecchie, ancora per l'incapacità per la riforma di questo Presidente, per l'incapacità della vostra maggioranza di mettersi d'accordo su qualcosa, coglie il premio di questa incapacità e questa incapacità diventa il motivo premiale per arrivare al commissariamento di enti che lui stesso e la sua maggioranza non è stata capace di colmare, un disegno perfetto, un cerchio che si chiude con una sfacciataggine, una spregiudicatezza politica a cui io credo che raramente si sia assistito.
Per cui oggi mi scuso con il presidente Cappellacci per averlo sottovalutato, lui è un genio della politica, certo un genio beffardo, un genio un po' truffaldino, un genio che si arrangia, un genio che…

PRESIDENTE. Onorevole Porcu, certi termini, per cortesia. Truffaldino… La prego…

PORCU (P.D.). Un genio che fa diventare… Presidente… Mi faccia esprimere i miei concetti, un genio che si arrangia … Un genio, un genio non è una parola negativa mi sembra che un genio sia una parola che esprima una capacità, che si arrangia e fa diventare dei difetti, delle incapacità di avere un progetto, di mettersi d'accordo su qualcosa non un vizio, non un problema ma una virtù attraverso la quale completare un disegno di occupazione sistematica degli enti e delle istituzioni regionali per utilizzarle come trampolino per, da un lato blindare la sua maggioranza, un po' rissosa, che ha bisogno di qualcosa da spartire, e, dall'altro, di utilizzarlo come trampolino per la sua futura campagna elettorale, anzi, per la sua campagna elettorale in corso.

E io credo che noi tutti, e lo dico ai colleghi del centrosinistra, non dovremmo sottovalutare questa spregiudicatezza e questa azione, questa capacità nell'incapacità dimostrata, perché forse ha ragione anche il collega Diana a dire che qualcuno ha dormito in quest'Aula, e non solo nel centrodestra, perché se il presidente Cappellacci è stato capace di chiudere questo disegno paradossale, forse perverso, ma perfetto, di far diventare un'incapacità politica il trampolino di lancio per commissariare tutto, perché attenzione, è uno schema ripetuto, cioè, lui gioca sempre con lo stesso schema, lo schema di gioco è sempre uguale: io prometto e annuncio una riforma, in attesa della riforma annunciata, che devo fare sempre entro 30, 60, 6 mesi, che poi non faccio, commissario…

PRESIDENTE. Onorevole Porcu, parli davanti al microfono, perché altrimenti poi abbiamo problemi con il servizio resoconti perché non si sente se lei si gira dall'altra parte. Grazie, onorevole Porcu. Lei si deve rivolgere alla Presidenza, non al pubblico.

PORCU (P.D.). Le mando la trascrizione del mio intervento, perché ce l'ho tutto in testa e non si preoccupi che non si perderà neanche una parola.
Dopo faccio l'annuncio… per esempio, ci ricordiamo tutti la brillante legge di riforma dei sistemi del servizio sanitario, che non abbiamo mai riformato, annuncio la riforma, commissario in attesa della riforma, poi la riforma non si fa, e i commissari da provvisori diventano permanenti; potremo parlare dei consorzi industriali… è uno schema! E' uno schema di gioco, utilizzato con disinvoltura e con spregiudicatezza, ma anche con abilità, con abilità politica, e grazie a quelle riforme mancate, che cosa ottengo?

Che non facendo le riforme dei servizi sanitari, dei consorzi industriali, degli enti locali, di qualsivoglia argomento, non mi scontro con la mia maggioranza, non litigo con nessuno, non devo passare le nottate a mettere d'accordo tutti, non devo passare le giornate ad ascoltare gli enti locali, il consiglio delle autonomie, le province, i rappresentanti delle associazioni, ci provo un po', poi smetto, poi, grazie al fatto che non ho fatto le riforme commissario, controllo, gestisco, spartisco, divido e vado avanti, e mi preparo la campagna elettorale; uno schema di gioco perfetto che noi abbiamo forse sottovalutato, che forse non abbiamo capito abbastanza, che comunque oggi mette il presidente Cappellacci e questa maggioranza di centrodestra, anche se di fronte a un disastro politico, programmatico, anche se di fronte a un disastro economico sociale, in condizioni di arrivare alla campagna elettorale occupando, in maniera sistematica, moltissime posizioni di controllo e di potere di questa Regione.

Allora, io veramente mi scuso di fronte alla sottovalutazione di questa spregiudicatezza, che forse non tutti abbiamo capito, non l'ha capito neanche il mio Partito, il mio Partito che di fronte ai referendum, che avevano quella chiara natura demagogica e strumentale, perché ognuno deve cavalcare un pezzo di posizione politica nella vostra maggioranza, e i referendum erano materia del Partito dei Riformatori e quindi bisognava dargli in qualche modo attenzione, così come altre materie interessano altri, per esempio la flotta sarda, è stata, anche dal punto di vista legislativo, non una visione organica, ma un "divide et impera".

Allora, io credo che anche il mio Partito l'abbia sottovalutato gravemente quando, in più circostanze, a cominciare dai referendum, ha rinunciato a portare una propria posizione, ha rinunciato a portare una propria verità, ha rinunciato a portare una propria posizione di riforma organica e ha sperato, in quel caso, nel fallimento dei referendum, non ha sperato di portare una proposta migliore, ma ha sperato che andassero male.

E, ancora oggi, devo dire, quando vedo la leggina con cui siamo entrati in aula imbarazzati, innanzitutto, perché i Riformatori Sardi che hanno proposto i referendum… perché questa non è una legge di superamento delle province, questo non è niente, non c'è un riassetto delle funzioni, non c'è un riassetto delle competenze, ancora prima… cioè, voi potevate soltanto stralciarla questa legge, perché non c'è nulla, c'è soltanto un criterio con cui si dovrebbe passare da 8, a 4 province, che non è neanche l'esito dei referendum.

Cioè, con questa proposta di legge, che voi avete pomposamente definito il testo base, proponete il nulla, proponete la negazione degli stessi referendum, però poi, dal punto di vista mediatico e politico, andate a raccontare che siete per il superamento delle province, ma non ci avete ancora spiegato come, non siete stati capaci di mettervi d'accordo su nulla.

Però dobbiamo ammetterlo, dobbiamo ammettere che di fronte a questo vuoto, a questa incapacità, c'è stata altrettanta abilità strumentale e demagogica a cavalcare quello che era un bisogno vero del nostro popolo, che era quello di una maggiore morigeratezza, di una maggiore sobrietà, di superare i troppi livelli istituzionali, di superare i troppi ostacoli … che pur avendo avviato nella scorsa legislatura una riforma, un avvio di riforma e di riorganizzazione, che per esempio nel turismo e in agricoltura ha portato dei risultati importanti, andava ancora perfezionata, e io credo che da questo punto di vista abbiamo fatto male noi a non denunciare queste cose, a non denunciare noi, dall'inizio, senza aspettare oggi questa demagogia, a non rendere chiara la nostra posizione magari sulle province, sul superamento delle province, tutte, ma portando una proposta che fosse chiara e potesse in qualche modo non arrivare al punto di oggi, potesse incalzare di più e mettere a nudo maggiormente quella che è stata una partita tutta mediatica di alcuni partiti della maggioranza e del presidente Cappellacci.

Quindi io accolgo l'invito che ha fatto l'onorevole Diana, anche all'autocritica, perché quando succedono fatti del genere, certamente c'è la spregiudicatezza da parte di qualcuno, ma c'è anche l'assenza da parte di qualcun altro, e noi saremmo dovuti arrivare prima ad incalzare con una proposta di tutto il centrosinistra per il superamento delle province, che non ci portasse al punto di oggi, in cui arrivate, in maniera davvero spregiudicata, a proporre un emendamento che, ha ragione l'onorevole Diana, è certamente illegittimo, ma che non dà alcuna certezza su quello che sarà il nuovo assetto; l'unica certezza che abbiamo è che le 5 Province saranno commissariate, e poi abbiamo anche alcune situazioni paradossali, perché nell'emendamento sostitutivo totale numero 1, che immagino vi siate messi d'accordo oggi per approvare, io vi invito a leggere il comma 5, il comma 5 fa sorridere, anche a me viene voglia di votarlo subito, perché è così palesemente... cioè, qui stiamo sostituendo organismi democraticamente eletti con dei commissariamenti che possono essere anche permanenti.

Io vorrei denunciare un pericolo, che se la vostra maggioranza dovesse, sciagure a noi, rivincere le elezioni, questo emendamento, che approverete, ma poi decadrà perché sarà illegittimo e darà origine a ricorsi e vi ritroverete soltanto problemi più grandi di prima, avrete guadagnato qualche mese di tempo, quindi avrete guadagnato qualche mese di tempo sperando che l'opinione pubblica vi premi per la vostra pseudo coerenza con il risultato elettorale.

Ma il comma 5 dice che sino all'approvazione della legge di cui al comma 2, e attenzione alla legge di cui al comma 2 di questo emendamento, riguarda una riforma organica dell'ordinamento degli enti locali, quindi di tutti gli enti locali, province storiche e nuove province, è sospesa l'indizione di consultazioni elettorali provinciali, quindi io vorrei suggerire ai colleghi delle province che vogliono continuare a svolgere il loro mandato, di approvarlo questo emendamento, perché secondo me non faranno mai la riforma organica degli enti locali, per come è scritto quest'emendamento i consigli in qualche modo che sono in carica rimangono in carica, rimangono in carica finché non si fa la riforma, così c'è scritto, e invito qualcuno a rileggerlo bene, perché non dice che vanno a scadenza, dice che vanno a scadenze quando si fa la riforma.

Ora io avrei sperato, e lo dico ai colleghi Riformatori, della maggioranza e anche al presidente Cappellacci, che adesso è uscito dall'aula e me ne dispiace, e penso che anche lui, venendo così poco in aula, dovrebbe accettare di ascoltare anche interventi di consiglieri regionali che non hanno molte occasioni per esprimere il loro parere e che anche se fanno interventi duri nel momento in cui li fanno li fanno proprio perché c'è un rapporto con l'istituzione e accettano questa dialettica politica.

Allora io avrei sperato, e mi appello ai colleghi della maggioranza, al presidente Cappellacci e alla Giunta, che su una materia così importante avessimo accettato la sfida del dialogo, avessimo accettato la sfida a dotare la Sardegna di una riforma che potesse essere largamente condivisa, così come abbiamo fatto, forse male e in ritardo, per la legge elettorale, e ci dovremo tornare sulla doppia preferenza di genere e ci vogliamo tornare, ma siamo arrivati ad approvare una legge che nel suo impianto (abolizione del listino, riduzione del numero dei consiglieri regionali con un limite massimo che non può essere aumentato, approvazione delle circoscrizioni elettorali che garantiscano la rappresentanza dei territori, un premio di maggioranza che consenta la governabilità, ma nello stesso tempo non sia abnorme se non si supera una quota minima), abbiamo approvato una legge a larghissima maggioranza che diventa una legge di tutto il popolo sardo, di tutto questo Consiglio, in cui ci siamo spogliati delle convenienze del momento.

Allora io mi chiedo cosa ci impedisce di ripercorrere quella strada. Di chi sono gli enti, di chi è il riassetto istituzionale della Regione, di chi è un'organizzazione funzionante del sistema delle autonomie che possa promuovere sviluppo, che possa rispondere ai principi di sussidiarietà? Io credo che sia di tutti, non è di qualcuno. E allora perché rifuggire dal confronto? Perché non accettare di portare a scadenza i consigli provinciali che sono stati democraticamente eletti e accettare una sessione plenaria, senza limite di tempo, dove non ne usciamo finché non arriviamo a una riforma, attraverso la quale possiamo completare veramente l'iter di una norma che non si limiti a ridefinire i confini, ma si ponga il problema delle funzioni, delle competenze, del decentramento, della sussidiarietà? Cosa ce lo impedisce? Perché dobbiamo impugnare per forza una bandiera? Perché ci dobbiamo far accecare dalle esigenze delle singole parti politiche?

Ora, io credo che siamo ancora in tempo e siamo ancora in tempo se prevale la ragionevolezza. Il vostro non è un rimedio e purtroppo vi aiuterà soltanto cavalcare qualche mese, cadrà ai primi ricorsi e purtroppo i tempi non li avete calcolati bene perché a fine legislatura ci dovrete arrivare, visto che abbiamo approvato una legge elettorale dove se il Presidente si dimette, e ne accelera la fine, non si può ricandidare. Quindi, colleghi, accettiamo il confronto, rifuggiamo dalle scorciatoie, uscite da uno schema, promessa di legge, commissariamento temporaneo che diventa permanente, con i quali siete arrivati fino a oggi, e almeno in questo scorcio di legislatura, almeno per quello che è l'assetto istituzionale della nostra Regione, accettate il confronto.

Lavoriamo insieme, lavoriamo insieme per una Sardegna migliore, lavoriamo insieme per una Sardegna più giusta e poi chi governerà governerà e lo farà con delle leggi buone e con un assetto istituzionale che sarà di risposta non a una parte politica, ma a tutti i sardi.

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