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Zona Franca: si a maggiore autonomia impositiva, no alle false promesse
5 Novembre 2013, martedì
PORCU (P.D.). Vorrei richiamarmi brevemente, approfitto anche della presenza del presidente Cappellacci e spero che quando il presidente Cappellacci ci fa l'onore di partecipare ai lavori abbia anche la bontà di ascoltarci. Io voglio ricordare, e lo dico perché ho seguito l'intervento del relatore di maggioranza e anche l'ultima battuta credo ironica del mio capogruppo per dire che purtroppo questa non è né un'occasione storica né cambierà il futuro della Sardegna, semplicemente è una legge che anche se approvata non arriverà mai neanche ad essere discussa in Parlamento, certamente in questa forma. E questo bisogna che lo diciamo con chiarezza e voglio invece dire che in tema di federalismo fiscale, di agevolazioni fiscali, di possibilità di attuare pienamente anche l'articolo 8 dello Statuto abbiamo perso una grandissima occasione in questa legislatura, un'occasione di arrivare tutti insieme di fronte allo Stato a rivendicare più ampie competenze da parte della nostra Regione.

E io voglio ricordare, lo ricordo all'onorevole Cappellacci, che il 14 ottobre 2010 con l'ordine del giorno numero 34 questo Consiglio regionale all'unanimità chiese e impegnò la Giunta di avviare un confronto con il Governo che potesse, sulla base delle norme vigenti e delle leggi vigenti, attuare la legge numero 42 del 2009 sul federalismo fiscale in particolare l'articolo 27, che consente di trovare forme di perequazione, all'interno del principio costituzionale della solidarietà tra Regioni, che possono colmare disagi e ritardi di sviluppo infrastrutturali attraverso specifiche norme di attuazione con le quali sarebbe stato possibile, se l'avessimo fatto, come hanno fatto altre Regioni tra cui la Valle d'Aosta, addivenire a forme di parità di vantaggio. Ma nella certezza che quelle forme di fiscalità di vantaggio sarebbero state finanziate essendo i tagli alle imposte un minor gettito dallo Stato all'interno della legge sul federalismo fiscale.

Sempre relativamente a quell'ordine del giorno, le ricordo Presidente che lei contribuì anche a scriverlo; erano i giorni, lo ricordiamo, in cui l'Aula fu occupata perché noi chiedevamo che si desse piena attuazione alla vertenza entrate, che quegli 800 milioni  - che poi sono via via diventati 300 milioni l'anno ma che oggi assommano a 2 miliardi che lo Stato non ha ancora versato alla Regione - potessero rientrare nella piena disponibilità di spesa della Regione per dare sollievo a chi rimane indietro per recuperare i ritardi infrastrutturali, sostanzialmente per rimettere in moto un sistema Sardegna che sappiamo ha vissuto e vive pesantemente gli effetti della crisi e certamente oggi, nel 2013, si trova in condizioni assai peggiori di quelle in cui si trovava nel 2009.

In quell'ordine del giorno chiedevamo di riferire mensilmente sul confronto del Governo, chiedevamo… - Presidente, io capisco che evidentemente c'è una storia già scritta e questa discussione generale non deve servire per un confronto tra di noi ma soltanto per espletare un rito di cui peraltro non si sentirebbe neanche bisogno -
In quell'ordine del giorno si chiedeva che i rappresentanti della Regione presso la commissione paritetica lavorassero fianco a fianco con le Commissioni del Consiglio regionale per arrivare al più presto da un lato all'attuazione dell'articolo 8 ma dall'altro alla legge sul federalismo fiscale e quindi a consentire, attraverso le norme di attuazione, che quelle forme di fiscalità di vantaggio possibili e previste trovassero anche copertura all'interno della legge sul federalismo fiscale.

Questa cosa non è stata fatta! e ...  presidente Cappellacci, arrivare a fine legislatura, a due mesi dalle elezioni, a presentare una legge di questo tipo che come è stato detto anche dei relatori che mi hanno preceduto è una legge scritta male, piena di contraddizioni, inapplicabile, inattuabile, ci ha fatto sospettare che sia soltanto un modo per poter dire di aver mantenuto una promessa e di scaricare poi il non mantenimento di questa promessa sul Parlamento italiano. Sapendo già che, così come è scritta e per come è scritta, questa legge non arriverà neanche a essere messa in discussione e potrà, al più, suscitare l'ilarità, per i motivi che dirò, di mezza Europa.

E io, a questo proposito, vorrei ricordare che se andiamo a vedere l'articolo 1, l'ha già richiamato prima di me qualche relatore, anche il primo comma che parla di zona franca, che è posta come intera regione fuori dalla linea doganale, ci rendiamo conto che già il primo comma è in profonda contraddizione non soltanto con le leggi del Parlamento italiano, ma anche con quelle sovraordinate dell'Unione europea a cui dobbiamo fare riferimento. Da questo punto di vista il codice doganale dell'Unione europea è molto chiaro, e le zone, le porzioni di territorio europeo, perché qui stiamo parlando di linea doganale europea, deve essere chiaro a tutti, sono specificate nel codice doganale dell'Unione europea, che peraltro è stato appena approvato, può darsi che ci sia anche spazio per rivederlo, che specificano puntualmente quali sono sia le porzioni di territorio che fanno parte del territorio dell'Unione europea, sia quelle che non ne fanno parte, e la fattispecie richiamata dall'articolo 1, cioè di zona franca interclusa fuori della linea doganale europea è qualcosa che non esiste.  

Quindi da un lato dovremmo andare a chiedere allo Stato di chiedere all'Unione europea di riscrivere il codice doganale per avere dei vantaggi che sono tutti da mettere in discussione, e, dall'altro vogliamo che al di fuori del codice doganale si costituisca una zona franca che non è prevista dal codice doganale europeo, non è prevista! Perché le zone franche, per loro stessa definizione, sono all'interno del territorio doganale, altrimenti non sono zone franche. Quindi, già nel comma 1 c'è un'incongruenza dal punto di vista giuridico e una qualche… non riusciamo a capirne il motivo, una qualche chiusura, o il non voler leggere quelle che sono le norme anche sovraordinate a cui dobbiamo in qualche modo fare riferimento, che rende l'intera discussione così, in questa forma, semplicemente un qualcosa dove vendo degli slogan, lancio dei nomi non ben specificati, senza neanche capirne le implicazioni e le valenze.
Le zone franche sono specificate, non è che possiamo utilizzare i termini come vogliamo; la definizione di zona franca è definita dall'articolo 243 del codice doganale, e la zona franca fa riferimento a parti del territorio doganale all'interno del quale deve avere specifiche caratteristiche, tra cui essere intercluse e avere tutta una serie di caratteristiche tali da determinare in maniera univoca le entrate e le uscite, il controllo delle merci, il controllo di chi può usufruire o no dell'esenzione dei dazi doganali, che rendono, per esempio, anche la semplice costruzione di un immobile in zona franca, e qui faccio riferimento all'articolo 244, subordinata alla prevenzione preventiva delle autorità doganali. Quindi se noi andassimo ad approvare l'articolo 1 in quella forma vorrebbe dire che tutta la Sardegna sarebbe bloccata. Da un lato non è possibile scriverlo in quel modo, perché le zone franche non possono essere in territorio extradoganale, ma devono essere in territorio doganale, per definizione, e dall'altro, anche se volessimo dimenticarci lo strafalcione di prevedere che la Sardegna sia una cosa e il contrario, vorrebbe dire paralizzare l'intera Sardegna.

La verità è che su questi termini fate una grande confusione, e per zona franca intendente forse zone ad agevolazione fiscale sulle quali invece possiamo discutere.

Lasciamo perdere l'articolo e il comma 2, dove ci agganciamo a situazioni del tutto diverse che, però, richiamo per un solo motivo, cioè per ricordare e per capirne il contenuto, che mettere la Sardegna all'esterno del territorio doganale dell'Unione europea, della linea doganale dell'Unione europea -  ferma la contraddizione che ho appena richiamato cioè che non possiamo chiamarla zona franca -  voglio ricordare che il territorio di Livigno, che peraltro ha 6000 abitanti, prevede un'esenzione dal dazio delle imposte erariali di consumo, delle imposte di fabbricazione e delle corrispondenti sovrimposte di confine su benzina, petrolio, gasolio e altri residui e li indica in maniera molto precisa; sostanzialmente non c'è l'imposta di fabbricazione sugli oli, lubrificanti e i prodotti del petrolifero, e c'è tutta una serie, elencata in maniera estremamente precisa nei decreti legislativi del dicembre 2013, dove c'è sostanzialmente un abbattimento delle aliquote Iva tra l'1% e il 4%.

Allora, se volessimo entrare in questa discussione, la domanda, credo, per correttezza e per onestà politica, è quella di spiegare ai sardi come riteniamo nel caso inapplicato e inapplicabile  così come è stato scritto l'articolo 1, ma tralasciando la sgrammaticatura della norma, vorrebbe dire, e penso che sia utile citare le cifre, vorrebbe dire, in Sardegna, rinunciare a circa 600 milioni di euro di imposte di fabbricazione su prodotti venduti nella nostra Isola, e di una quota importante del circa miliardo e 8 di gettito Iva che abbiamo nella nostra Regione, se andiamo a fare una stima dei prodotti richiamati, probabilmente, altri 4 o 500 milioni.

Quindi vuol dire che noi stiamo aprendo un altro contenzioso con lo Stato pari a circa 1 miliardo e 2, dopo che in questi anni voi non siete riusciti a risolvere il contenzioso con lo Stato relativo alla vertenza sull'attuazione piena dell'articolo 8, che a oggi, a tutto il 2012 e quindi senza considerare il 2013, vale circa 2 miliardi di euro. Allora, voi volete convincere noi, e non ci convincerete, ma volete "vendere" ai sardi che siete stati incapaci di chiudere la vertenza entrate e di renderla pienamente spendibile dal punto di vista della riscossione, non degli accertamenti, della riscossione delle imposte di tutta la Sardegna, e siamo sotto i 2 miliardi, e volete aprire un altro contenzioso che vale 1 miliardo e 2, senza aver chiuso il primo.
Il nostro punto di vista è che questo è un atteggiamento scellerato, che rischia di mettere in pericolo la vertenza entrate, perché diminuisce la credibilità di una Regione che non si fa rispettare sulle leggi dello Stato e su pronunciamenti della Corte costituzionale, e apre altri fronti senza aver ottenuto quello che gli spetta per pronunciamenti, per leggi di questo Stato, per il nostro Statuto e per i pronunciamenti della Corte costituzionale.

Vorrei anche ricordare perché siamo qui, siamo l'Assemblea di un popolo che, in qualche modo, rappresenta, e ognuno di noi rappresenta una parte di questo popolo, e quindi in quest'Aula noi parliamo tra di noi, ma parliamo anche sapendo che ci rivolgiamo ai cittadini sardi, che sappiamo tutti in che stato versano le finanze dello Stato e sappiamo tutti, spero, che già oggi la Sardegna ha un residuo fiscale pesantemente negativo, e voglio ricordare che su circa 20 miliardi di spesa della pubblica amministrazione in Sardegna - vi ricordo che il Pil in Regione è di circa 30 miliardi di euro, quindi 2 terzi sono legati al settore pubblico, le imposte riscosse sul territorio regionale sono i soli 16 miliardi, cioè, già oggi la Sardegna ha un residuo fiscale negativo pari a 4 miliardi e 8, cioè ogni cittadino sardo riceve dallo Stato circa 3000 euro all'anno. Ora, sono pochi? Per me sono pochi, dovrebbero essere di più, ma questa è la base dalla quale partiamo, e in una competizione per le risorse non presentarsi preparati a quegli appuntamenti, per esempio avendo cercato attraverso la legge sul federalismo fiscale e attraverso l'articolo 22 e l'articolo 27 della legge numero 42 del 2009 di ottenere quello che era dovuto per le vie previste dalle leggi dello Stato, vuol dire andare a competere con altre regioni, che hanno magari residui fiscali attivi - ricordo che la Lombardia ha un residuo fiscale attivo di 56 miliardi e vorrei ricordare che altre Regioni a Statuto speciale, come il Trentino Alto Adige che citiamo spesso, hanno un residuo fiscale attivo, cioè versano allo Stato più di quello che spende la pubblica amministrazione in Trentino, vorrei ricordare che il Friuli Venezia Giulia è sostanzialmente in equilibrio; l'unica altra Regione che ha un pesantissimo residuo fiscale passivo, tra quelle a Statuto speciale, è la Sicilia, che ci batte…

PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Porcu, c'è un brusio in aula particolarmente fastidioso che non far sentire neanche la voce dell'oratore.

PORCU (P.D.). E' un brusio di chi non vuole sentire, Presidente.

PRESIDENTE. Sì, onorevole Porcu, però io voglio silenzio in aula. Prego.

PORCU (P.D.). E' il brusio di chi non ha forse neanche rispetto di se stesso e del ruolo che ricopre in quest'Aula e del confronto che credo dovrebbe animarci in maniera costruttiva e con il brusio forse cerca di coprire la durezza e la nettezza dell'evidenza dei fatti che sto cercando di portare faticosamente a questa discussione che altrimenti rischia di essere appesa al nulla.

Allora, se tutto questo è vero, ed è vero, è chiaro che siamo in una partita difficilissima che non può essere giocata con superficialità. La via maestra era quella che ho richiamato nel 2010, con l'ordine del giorno approvato in Consiglio regionale in seguito a una risoluzione della terza Commissione; quella strada, che era quella del federalismo fiscale, non siete stati capaci di seguirla nonostante l'aiuto del centrosinistra. Io credo che oggi si possa ripartire con una discussione costruttiva se l'articolo 1 per intero fosse stralciato da questa norma e come Regione Sardegna tutti insieme rivendicassimo la manovrabilità delle imposte riscosse in Sardegna, decidendo noi da subito in che modo rimodulare entrate e uscite, tagliare i costi per rinunciare a pezzi di gettito.

Rimane aperto il problema di che cosa succede di quella quota che doveva andare con lo Stato; lo Stato potrebbe dirci che vuole la quota del gettito a cui rinuncio, ma chiedere una piena manovrabilità delle imposte regionali - lo abbiamo fatto tutti insieme con l'IRAP, questo non è in contraddizione con le posizioni che abbiamo preso -, probabilmente è una strada che anche questa non troverà accoglimento nel breve termine, ma è una strada che ha una sua logica, dove io mi assumo la responsabilità della piena manovrabilità delle imposte regionali e nello stesso tempo mi assumo la responsabilità di abbattere i costi di questa regione per poterle manovrare il più ampiamente possibile e manovrarle anche prevedendo forme di agevolazione fiscale per l'intera isola o per porzioni di questa isola che rimangono pesantemente indietro.

Quindi l'obiezione che noi vi facciamo è sulle parole d'ordine che sono all'articolo 1, sulle contraddizioni dell'articolo 1, sull'inapplicabilità dell'articolo 1, sui contrasti dell'articolo 1 non solo con le leggi dello Stato ma anche con il Codice doganale europeo, sulle definizioni che sono sbagliate, sulla profonda ignoranza, anche giuridica, che è emersa dall'analisi di questo articolo, dall'utilizzo della parola zona franca come se fosse una parola che possiamo piegare a nostro piacimento dandole ognuno il significato che vuole, ma non è così!

La zona franca ha un significato preciso che è dato dal Codice doganale dell'Unione europea e non può essere altro che quello che viene richiamato all'articolo 243 del Codice doganale dell'Unione europea, non può essere altro.

Allora io credo che se vogliamo fare una discussione costruttiva, senza farci trascinare troppo presto in campagna elettorale dove comunque entreremo, io credo che noi possiamo partire dal secondo articolo, chiedere la piena manovrabilità delle imposte regionali, assumerci quella responsabilità e rapidamente andare al tavolo con lo Stato per chiedere subito quello che ci spetta, cioè la piena possibilità di spesa con l'innalzamento relativo del patto di stabilità della vertenza entrate e di conseguenza creare le risorse per poter veramente creare quelle che sono le imposte regionali e le compartecipazioni previste dall'articolo 8.

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