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Basta con il partito cantiere aperto, il PD smetta di parlare di se e parli alla società.
18 Aprile '11, lunedì
Avevo preparato questa traccia di intervento per la direzione regionale del PD prevista per oggi 8 Aprile e rinviata al 26.  Ve ne anticipo i contenuti.  L’ordine del giorno sulle primarie per i parlamentari che proporrò alla prossima direzione e quello approvato all’Assemblea regionale il 26 marzo lo trovate nei documenti del mio sito.

Basta con il partito cantiere aperto, il PD smetta di parlare di se e parli alla società.

Auguro un buon lavoro alla nuova segreteria regionale del Partito, ma credo sia doveroso far notare che dopo 4 anni dalla nascita del PD sardo siamo ancora un cantiere aperto.

Dall’ottobre del 2007 abbiamo già avuto 3 segretari e 1 commissario.  C'è sempre un congresso imminente, una segreteria da azzerare, un programma da riscrivere, uno statuto da approvare.

Continuiamo a far parlare molto di noi per le nostre discussioni interne, poco per le nostre proposte alla società.

L’Assemblea regionale del 26 marzo conferma l’immagine di un PD sardo ripiegato su se stesso che approva un Ordine del Giorno (ODG) fatto di auspici, di altre promesse ed altri impegni e promesse senza spiegare perché quelli presi nel passato non siano stati mantenuti.

L’ODG del giorno approvato il 26 marzo:

-        Sancisce “il superamento della maggioranza”, ma non spiega chi si assumerà la responsabilità delle scelte di fronte ad inevitabili difficoltà.

-        Propone insieme il congresso anticipato, ma anche il contenuto di una mozione congressuale che dovrebbe essere proprio oggetto del congresso stesso.

-        Liquida, ma solo apparentemente, ogni analisi compiuta sulla sconfitta elettorale nel 2009 trovando il modo di non sostenere compiutamente le ragioni né di chi ritiene che la sconfitta sia solo frutto di individualismi e di contrasti interni senza i quali avremmo agevolmente vinto; né di chi ritiene che le motivazioni della sconfitta partano più da lontano, ovvero,dal rapporto con la società, da un certo verticismo ed elitarismo che alla fine ha reso difficile far capire il nostro progetto alla società, rompendo la necessaria coesione che deve accompagnare ogni grande progetto di cambiamento.

-        Ribadisce la necessità di dare al partito una identità politica più netta, e siamo assolutamente d’accordo, senza spiegare, però, perché i forum non abbiamo funzionato, o perlomeno perché non abbiano prodotto documenti, tesi anche contrapposte da far discutere ed approvare nei Circoli e negli organismi del partito.

Tutto questo mentre il nostro partito tarda ad affrontare temi fondamentali come la salvaguardia di diritti sociali come dall’acqua, all’energia, all’istruzione, alla casa, oggetto i primi anche di referendum regionali e nazionali sui quali la voce del partito è del tutto assente.

Sul diritto alla mobilità marittima in Consiglio regionale, senza una posizione chiara espressa dal partito, il gruppo consiliare ha inseguito i sardisti chiedendo il blocco della privatizzazione della Tirrenia e vagheggiando sulla possibilità di una cordata sardo-sicula che dovrebbe acquisire un carrozzone statale con 1800 dipendenti e 700 milioni di buco in bilancio.

Una posizione inattuabile, oltre che tardivamente populistica, che alcuni di noi hanno provato a contrastare, perché lontana da quella di un partito che vuole definirsi riformista.  Un partito che dovrebbe limitarsi a fissare regole e misure attuabili, come un bando che imponga oneri di servizio alle compagnie marittime interessate, in grado di salvaguardare in maniera concreta i diritti di individui e imprese evitando i richiami populistici e di far balenare che questo possa magicamente avvenire con la mera sostituzione di vecchi carrozzoni statali con nuovi carrozzoni regionali.

Ultimo punto.  Il rapporto con il partito nazionale, le aspirazioni di autonomia e di maggiore responsabilità del partito democratico sardo, sono questioni molte serie. Ma bisogna essere conseguenti.

Il preambolo dello Statuto adottato a Ottana dall’Assemblea regionale il 16 ottobre del 2010 ha un contenuto identico a quanto approvato il 26 marzo a Cagliari. Sono però passati 5 mesi senza che nulla sia stato fatto.  Non abbiamo ancora uno Statuto regionale regolarmente approvato.  Ci dichiariamo autonomisti e da 4 anni esistiamo solo in virtù di uno Statuto nazionale.  Il nostro autonomismo si esprime solo in proclami di facciata.

Dobbiamo sostanziare la nostro volontà autonomistica con atti concreti.  Chiederò oggi di mettere al voto un Ordine del Giorno che ribadisca la volontà dei democratici sardi di scegliere senza eccezioni, attraverso le primarie, in Sardegna e non Roma i propri rappresentanti in Parlamento.

Fugheremo così il dubbio che l’ordine del giorne approvato dall’Assemblea regionale a Cagliari non abbia sancito, nel partito, la pace tra maggioranza e minoranza congressuale, solo per garantire un accordo, benedetto dal livello nazionale, per le liste da presentare in Parlamento.

In futuro dovremo affrontare il tema di un partito che continua ad essere verticistico come nel caso elle primarie di Cagliari dove a spiegarci la scelta del candidato del PD per Cagliari è arrivato il Rappresentante del Enti locali del partito Zoggia.  Oggi non siamo noi gli interpreti del bisogno di cambiamento, non saremo protagonisti nell’auspicata riconquista della guida di Cagliari, rischiamo di non esserlo in Sardegna.

Un partito che è ancora impermeabile alla società, che trascura la questione generazionale e di genere, che ignora il ruolo dei Circoli e non consulta i propri iscritti, un partito che rimane certamente refrattario a chi, come me, è nativo democratico, o non hanno ricoperto ruoli di responsabilità nei DS o nella Margherita (Progetto Sardegna non aveva una organizzazione formale ed è rimasta poco più di una lista elettorale).  Oggi il PD è  un partito nuovo solo nell’apparenza perché gran parte delle decisioni vengono determinate sulla base dei rapporti, a volte dei contrasti e delle rivalità ereditate dai partiti fondatori.

Per questo avrei preferito la strada maestra del Congresso anticipato.  
Sarebbe stata più logica e chiara.  Certamente però da non discutere ed annunciare, come la fiducia o sfiducia nel segretario regionale, in piena campagna per le amministrative.  Un Congresso utile a superare definitivamente in Sardegna, attraverso una discussione vera non con l’approvazione di un semplice ordine del giorno, gli schieramenti congressuali frutto delle divisioni che hanno portato alla sconfitta elettorale del 2009.

E’ stata scelta una strada diversa e da democratici abbiamo la responsabilità di fare in modo che vada comunque bene.  Ci assumeremo ognuno le proprie responsabilità sapendo che questo deve diventare il tempo della concretezza, della capacità di confrontarci con i risultati delle nostre azioni e non solo con la proposizione stanca di obiettivi che non riusciamo a raggiungere.

Intorno c’è un centro destra debole con il governo ed incapace di portare avanti qualsiasi progetto di crescita per la nostra società.  

Dobbiamo riprendere la guida dell’alternativa democratica in Sardegna.  Tornare ad essere, finalmente, all’altezza del nostro ruolo e delle nostre responsabilità.

Leggi l'ODG Primarie

Leggi L'ODG dell'Assemblea Regionale del 26 marzo 2011

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