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Per Cagliari il PD sceglie Cabras
da L'Unione Sarda 30 Novembre '10, martedì
Si riparte da Antonello Cabras: il Pd punta su di lui come candidato sindaco al Comune di Cagliari. Era il primo nome circolato seriamente, e dopo un lungo giro di indiscrezioni è definitivamente sul senatore che si chiude l'accordo.

A dare il via libera politico (prima di quello ufficiale della direzione cittadina) è stato un caminetto dei big del partito, da Renato Soru a Paolo Fadda, con Silvio Lai e il responsabile nazionale enti locali, Davide Zoggia. Ma perché sia Cabras l'alfiere di tutto il centrosinistra devono verificarsi due condizioni (non slegate tra loro): che il prescelto sciolga le riserve, e che ci sia l'ok degli alleati, cui il Pd farà la proposta nel vertice di venerdì 3 dicembre.

IL CAMINETTO PD C'erano davvero tutti in via Emilia, sede cagliaritana dei democratici. I parlamentari e i consiglieri regionali dell'area del capoluogo, e altre personalità di spicco del partito. Il nome di Cabras è stato speso subito, senza tanti giri di parole, dal segretario Silvio Lai e dall'inviato di Bersani, Zoggia. Serve una candidatura forte e autorevole, hanno detto, in una competizione che forse per la prima volta il centrosinistra affronta con reali speranze di vittoria, complici le divisioni dell'altro polo.

In effetti il curriculum del senatore, originario di Sant'Antioco, è quasi irripetibile: presidente della Regione negli anni '90, parlamentare da quattro legislature, sottosegretario nel governo Prodi. Altro record, è stato anche leader regionale di quattro sigle politiche: Psi, Federazione democratica, Ds, Pd.

L'ultima segreteria arrivò dalle primarie del 2007, un'aspra gara con Renato Soru, vinta allo sprint. Tra le accuse, di parte soriana, di aver prevalso grazie ai voti di alcuni elettori di centrodestra, che avevano partecipato alla consultazione interna. Per questo c'era molta attesa, ieri, per l'intervento di Soru: e proprio lui ha preso per primo la parola, dopo Lai e Zoggia, dando la sua benedizione all'ex nemico. Non senza una battuta sarcastica: «Sono contento che non si stia parlando di Massimo Fantola», allusione alle voci che davano qualche esponente Pd pronto a sostenere il capo dei Riformatori, pur di dividere il centrodestra.

D'accordo anche gli altri: da Paolo Fadda, il cui nome era già circolato come possibile candidato, all'ex deputato Emanuele Sanna. Chicco Porcu ha detto sì, ma chiedendo di tenere in piedi il meccanismo delle primarie: anche per evitare che Cabras appaia come una scelta di scarso rinnovamento.

GLI ALTRI PARTITI Le primarie però non sono escluse. Dipenderà da come gli alleati accoglieranno la proposta Cabras. Venerdì ci sarà il primo confronto. Se spuntassero altri nomi, Cabras sarebbe il candidato democratico alle primarie. Ma il suo partito cercherà un'intesa, per evitare casi come Milano, dove il candidato di Sel ha battuto quello del Pd. Anche se è vero che nell'Isola non sono troppo tesi i rapporti tra i democratici e i vendoliani. Questi ultimi, tra l'altro, proprio ieri hanno festeggiato l'elezione di Michele Piras, uno dei giovani dirigenti sardi di Sel, tra i 64 della presidenza nazionale del partito.

In realtà lo stato d'animo degli alleati si intuirà già oggi, in un altro vertice di coalizione dedicato però alla contromanovra finanziaria. L'opposizione sta definendo un suo testo, da contrapporre a quello che la Giunta ha trasmesso al Consiglio. Perciò ha anche consultato sindacati e imprenditori.

LA MANOVRA Proprio da parte sindacale, per la precisione dalla Cgil, arriva l'ultima bordata sulla Finanziaria: ieri, sul mensile L'altra Sardegna, il segretario Enzo Costa ha ribadito che le organizzazioni dei lavoratori non escludono «un'altra manifestazione unitaria a dicembre» nell'Isola. Per rivendicare risposte dal Governo, ma anche da una Giunta «il cui modo di procedere, per il secondo anno consecutivo, è indice di scarsa programmazione e si ripercuote sulla capacità di spesa delle risorse». «Sorprende - ha ribattuto l'assessore al Bilancio Giorgio La Spisa - che siamo oggetto di critiche ingenerose», dopo aver destinato «alle politiche del lavoro 200 milioni in quattro anni, raccogliendo le sollecitazioni proprio del sindacato».
di Giuseppe Meloni

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