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Bilancio in aula, ma esplode la tensione
da L'Unione Sarda 9 Dicembre '10, giovedì
Scavalca il primo ostacolo, la Finanziaria, ma rischia ora di sbattere su un muro: le tensioni nella maggioranza. L'ostacolo era il passaggio nella commissione Bilancio del Consiglio regionale: il voto è arrivato, martedì sera, e tiene in piedi la possibilità di arrivare all'approvazione finale entro il 31 dicembre (evitando l'esercizio provvisorio). È arrivato però in un clima di forti divergenze tra il Pdl e gli alleati.

I CONTRASTI A farle esplodere, il no del Pdl a due emendamenti: uno di Franco Cuccureddu (Mpa) per Castelsardo, di cui è stato sindaco; l'altro proposto da Udc, Riformatori e Psd'Az, relativo alle liste d'attesa in sanità e alla rete ospedaliera. Mpa e Udc hanno abbandonato i lavori, si è giunti a un passo dallo stop alla manovra: scongiurato dal ritiro di tutti gli emendamenti, una mediazione avanzata dal presidente della commissione, il sardista Paolo Maninchedda.

Ritirato anche l'emendamento della Giunta sulla strada Sassari-Olbia: prevedeva, in caso di mancata copertura finanziaria da parte dello Stato, di avviare i cantieri ricorrendo a fondi propri, al limite con un mutuo. Strategia che sardisti e centristi non condividono.

IL CLIMA A questo punto la Finanziaria arriva in aula (a metà della prossima settimana) senza i presupposti per un'approvazione rapida. Di certo non ci sta più l'opposizione, ma il vero nodo sono i rapporti critici nel centrodestra. Ne è un sintomo è la decisione di Maninchedda di rinunciare al ruolo di relatore di maggioranza, che in genere spetta al presidente della commissione (toccherà al capogruppo Pdl Mario Diana). «Il mio dovere era impedire che lo scontro politico pregiudicasse l'arrivo della Finanziaria in aula, ledendo gli interessi della Sardegna», si limita a dire l'esponente sardista.

L'OPPOSIZIONE «È l'epilogo di una maggioranza allo sfascio», dice Francesca Barracciu, vicepresidente della commissione: «Si scordino che il centrosinistra faccia sponda alla loro superficialità». Per Chicco Porcu (Pd) «politicamente la legislatura è finita. È tramontata l'ultima illusione, teorizzata da sardisti, Udc e Riformatori: che la totale paralisi della Giunta venisse colmata dall'unirsi di un pugno di volenterosi in Consiglio». E il passo indietro di Maninchedda «è l'epitaffio politico del suo teorema di un'attività governativa eterodiretta dal Consiglio».

«Decideremo in coalizione - avverte Luciano Uras (Sel) - come intensificare l'opposizione a una manovra che certifica il disastro finanziario in cui versa la Regione, per responsabilità del presidente e della Giunta. Niente risorse per l'economia, per contrastare disoccupazione e povertà, per il rilancio dei settori produttivi».

GIUNTA E MAGGIORANZA Per Giorgio La Spisa, assessore al Bilancio, «l'accusa di una Finanziaria vuota è infondata». Ci sono «200 milioni per il lavoro, sulla base di un accordo con i sindacati», si confermano i fondi per l'assistenza e il sociale, «e siamo intervenuti per sostenere la scuola con 50 milioni». La Spisa non nasconde le tensioni politiche, ma invita tutti a sospendere le ostilità per non ritardare l'approvazione della manovra: «L'opposizione ha mostrato finora senso di responsabilità. Crediamo che insieme si possa dare una risposta positiva, rinviando, come in campo nazionale, a una fase successiva le polemiche».
Dall'Udc il capogruppo Giulio Steri rimarca che «la Finanziaria va integrata con interventi per eliminare i residui di spesa, rafforzare le azioni per il lavoro e il sociale, e inserire misure strutturali per la sanità. C'era un accordo di massima in maggioranza: quando invece è emerso un conflitto, era doveroso far presente le nostre posizioni». Serve però sicuramente un confronto di coalizione, è lo stesso Mario Diana a chiederlo: «Spero che il governatore lo convochi subito, non possiamo andare in aula in ordine sparso». Il capogruppo del Pdl replica però alla minoranza: «Non si capisce perché gli elettori abbiano scelto il centrodestra, se quando governavano loro andava tutto così bene. Non abbiamo distrutto la Sardegna in diciotto mesi».
di Giuseppe Meloni

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